<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Mauro Berruto</title>
	<atom:link href="http://www.mauroberruto.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.mauroberruto.com</link>
	<description>[official website]</description>
	<lastBuildDate>Sun, 09 Jun 2013 11:38:43 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>Il giro lungo</title>
		<link>http://www.mauroberruto.com/2013/06/il-giro-lungo/</link>
		<comments>http://www.mauroberruto.com/2013/06/il-giro-lungo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 11:38:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauroberruto.com/?p=937</guid>
		<description><![CDATA[Un paio km di quadrati, forse meno. Due km quadrati della mia Torino all’interno dei quali si trova la casa dei miei genitori dove sono nato e cresciuto, la chiesa dove sono stato battezzato, mi sono sposato e dove sono stati battezzati i miei figli, l’oratorio dove ho passato 15 anni di vita e ho [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un paio km di quadrati, forse meno. Due km quadrati della mia Torino all’interno dei quali si trova la casa dei miei genitori dove sono nato e cresciuto, la chiesa dove sono stato battezzato, mi sono sposato e dove sono stati battezzati i miei figli, l’oratorio dove ho passato 15 anni di vita e ho incominciato ad allenare per scherzo, la scuola media nella cui palestra ho giocato e dove mi sono seduto sulla prima panchina della mia vita (nel campionato di 3 divisione, l’ultima delle categorie possibili), la sede storica del Cus Torino dove ho incominciato a fare sul serio e che considero ancora oggi la mia casa sportiva, la casa mia (quella vera) dove abito e che dista qualche centinaio di metri, metro più metro meno, dal PalaRuffini.</p>
<p>Il PalaRuffini è poi il posto dove ho esordito da capo allenatore ‘professionista’ in serie B1, ho vinto il mio primo campionato (proprio quello con il Cus Torino) e il mio primo trofeo dodici anni fa: la Coppa Italia di serie A2.</p>
<p>Al PalaRuffini il 9 e il 14 giugno tornerò, per la prima volta, da Commissario Tecnico della Nazionale italiana per le partite di World League contro la Germania e Cuba.</p>
<p>Strana la vita: bisogna sempre fare il giro più lungo per poter tornare al punto di partenza.</p>
<p>C’è una poesia meravigliosa di Kostantinos Kavafis che si intitola “Itaca” e racconta del viaggio di ritorno di Ulisse verso casa. Bisogna indugiare in ogni porto, dicono quei versi, assaporare ogni profumo e avere sempre in mente Itaca ma senza mai affrettare il viaggio. “Devi augurarti che la strada sia lunga” scrive Kavafis “Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada”. Ognuno ha il suo pezzo di mondo, scoglio o terraferma che sia, da cui è partito. Io ritrovo il mio per due sere che, credo, saranno davvero indimenticabili.</p>
<p>Ritorno nella mia città rappresentando la maglia azzurra e con una meravigliosa medaglia olimpica da raccontare. Ritorno con una squadra radicalmente rinnovata, espressione di un nuovo progetto che nasce proprio adesso e che, nella mia testa, so bene quale traguardo abbia. Ritorno in una città dove tanto l’architettura urbana quanto il costume sono stati cambiati, una manciata di anni fa, dal più irripetibile degli eventi sportivi, i Giochi Olimpici, e che nel 2015 sarà Capitale Europea dello Sport.</p>
<p>Ho allenato in sette diverse città in Italia, per tre anni in Grecia e per sei in Finlandia. Sono stato benissimo ovunque ma adesso, per due sere, torno a casa. Letteralmente. Torno senz’altro diverso da come ero partito e senz’altro diverso da come tornerò quando questa avventura sarà arrivata a destinazione e, chissà quando e chissà come, proverò a realizzare il sogno di poter fare qualcosa di concreto per la cultura sportiva di questa nostra meravigliosa, discreta, sorniona, visionaria, dinamica, instancabile, combattiva, tenace Torino. Così: giusto per restituire un po’ di quello che ho ricevuto da questa città che nella storia del nostro Paese ha il merito di essere stata la ‘prima’ in tante cose. La mia città: bella e possibile, con le sue eccellenze, con il pantheon dei suoi giganti: Rita Levi Montalcini, Norberto Bobbio, Primo Levi. La mia città dove passa la linea di frontiera della solidarietà di Don Bosco, del Cottolengo, di Ernesto Olivero, Don Ciotti. Torino: bella e possibile nella politica, nelle battaglie civili, capofila e modello nei processi di integrazione, prima fra il nord e il sud del nostro Paese e oggi fra il nostro Paese e i nuovi flussi di immigrazione. Teniamocela stretta questa città con le sue eccellenze e anche con i suoi difetti. Facciamola diventare capitale della cultura dello sport e della cultura del movimento, vero e proprio investimento sul futuro e sulla qualità della vita del nostro Paese di domani, quello che consegneremo ai nostri figli.</p>
<p>Nel frattempo, se qualcuno volesse chiedermi se queste saranno partite come le altre… beh, fatemi pure la domanda di riserva.</p>
<p>Vi aspetto tutti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.mauroberruto.com/2013/06/il-giro-lungo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Si incominica&#8230;</title>
		<link>http://www.mauroberruto.com/2013/04/si-incominica/</link>
		<comments>http://www.mauroberruto.com/2013/04/si-incominica/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 10:47:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauroberruto.com/?p=932</guid>
		<description><![CDATA[Incomincia oggi la mia nona stagione alla guida di una Squadra Nazionale. Sei volte con la Finlandia e ora l&#8217;inizio della terza stagione alla guida degli Azzurri. Il momento del giorno del primo collegiale è sempre speciale. Il primo pranzo con lo staff, la prima vera condivisione degli obiettivi e della strategia per raggiungerli a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Incomincia oggi la mia nona stagione alla guida di una Squadra Nazionale.</p>
<p>Sei volte con la Finlandia e ora l&#8217;inizio della terza stagione alla guida degli Azzurri. Il momento del giorno del primo collegiale è sempre speciale. Il primo pranzo con lo staff, la prima vera condivisione degli obiettivi e della strategia per raggiungerli a cui hai pensato per tutto l&#8217;inverno. I primi atleti che arrivano, la distribuzione del materiale, l&#8217;allestimento della palestra, i primi test.</p>
<p>E&#8217; un po&#8217; come risentire il sangue che scorre nelle vene di un arto tenuto fermo per troppo tempo. All&#8217;inizio senti perfino un po&#8217; di dolore poi ricominci e ti sembra che tutto fosse destinato da sempre ad essere così.</p>
<p>Nel nostro caso si ricomincia dopo quell&#8217; 12 agosto 2012, quella medaglia, quella maglia numero 16 portata sul podio grazie ad uno dei più belli strappi al protocollo olimpico e alla lucidità del nostro capitano Cristian Savani di infilare la maglietta di Bovo sotto alla propria tuta durante la  &#8217;perquisizione&#8217; degli atleti che stavano per salire sul podio di Olimpia.</p>
<p>L&#8217;ultima emozione di una estate incredibile e terminata in un modo meravigliosamente emozionante.</p>
<p>Il primo pensiero è per i volti di quei ragazzi saliti sul podio di Londra che non rivedrò, almeno in questa prima parte della stagione. Il grazie a loro, tutti e 12 dal primo all&#8217;ultimo, rimarrà un pensiero fisso. Ho chiesto a tutta la squadra olimpica di essere presente il 1 giugno a Piacenza, in occasione dell&#8217;amichevole con la Francia e del Bovo Day. Sogno davvero un grazie collettivo da parte di chi ama il nostro sport per quei 12 atleti. Da Londra ad oggi non abbiamo mai avuto un momento insieme e insieme alla nostra gente. Voglio davvero rivederli tutti per un pomeriggio e sogno che il palazzetto intero di Piacenza si alzi in piedi per applaudirli. Il primo ad alzarsi &#8230;sarò io.</p>
<p>Il secondo pensiero è per i volti nuovi che in questo momento stanno arrivando qui a Cavalese, con i loro sogni, le loro aspettative, la loro determinazione, la loro voglia di giocare a pallavolo con la maglia azzurra addosso. Sono 9 anni che vivo questo momento è l&#8217;energia dei &#8216;debuttanti&#8217; è sempre una cosa fantastica. È contagiosa, trascinante: è adrenalina per tutti.</p>
<p>Il terzo pensiero è per gli atleti che conosco bene e che lavorano duro per questa squadra dal maggio 2011 e torneranno qui. Gente a cui si chiede sempre tanto e dappertutto: nel club, in nazionale, ovunque. Non vedo l&#8217;ora di rivederli perché so perfettamente che ognuno di loro considera Londra un punto di partenza. So di poter contare su gente che ha ancora la stessa fame di 2 anni fa ma in più la consapevolezza di essere tornata a salire su podi importanti, sapendo che ci sono ancora dei gradini a disposizione su cui salire.</p>
<p>L&#8217;ultimo pensiero è per il mio staff. La mia famiglia &#8216;estiva&#8217;. La mia famiglia vera&#8230; passa loro la staffetta nel prendersi cura di me da aprile a fine settembre. Colazione, palestra, pranzo, palestra, cena, riunione. Sempre insieme. Litigando praticamente ogni giorno. Confrontandoci su tutto in maniera dura e aperta quanto serve. Avendo idee diverse e difendendo le proprie differenze come una risorsa e una ricchezza per poi finire la giornata con la consapevolezza che la fiducia e il rispetto reciproco diventano ogni giorno più solidi. Questo è il mio modo di vedere lo staff: persone eccellenti (prima) e professionisti eccellenti (poi) che portano punti di vista diversi. C&#8217;è chi preferisce (nel volley, nello sport e in tanti altri posti) staff omologati, in qualche caso&#8230;quasi sette religiose. Qui non è così.</p>
<p>Si ricomincia. Dal 12 agosto 2o12 al 22 aprile 2013 il tempo in realtà non è volato. Per niente.</p>
<p>Sono passati 8 mesi lunghissimi fatti di idee, obiettivi e sogni. Da oggi, finalmente, si incomincia a metterli in campo. Aggiungo che in un Paese diviso, forse lacerato, in posizioni che oggi sembrano difficili da avvicinare, rappresentare l&#8217;Italia è una responsabilità ancora più affascinante.</p>
<p>Non conterà nulla ma chi è qui e ha scritto &#8216;Italia&#8217; sulla propria tuta cercherà di far bene il proprio lavoro, di farlo insieme ai propri compagni, di farlo come una Squadra e come una Squadra di sapersi fare riconoscere e applaudire da coloro che la amano e che in quella Squadra vedono proiettati i propri sogni.</p>
<p>Perché in fondo, questo meraviglioso e maltrattato Paese, siamo tutti noi. Dal primo all&#8217;ultimo, non dimentichiamolo mai.</p>
<p>Mauro</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.mauroberruto.com/2013/04/si-incominica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Padre Pedro</title>
		<link>http://www.mauroberruto.com/2013/03/padre-pedro/</link>
		<comments>http://www.mauroberruto.com/2013/03/padre-pedro/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 22:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauroberruto.com/?p=919</guid>
		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Oggi a Roma ho abbracciato Padre Pedro Opeka. Sono passati quasi 20 anni da quando ho conosciuto la sua storia, in Madagascar. Lui     genio, ribelle, visionario e candidato per il premio Nobel per la Pace nel frattempo ha costruito ad Akamasoa, la più grande discarica di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.mauroberruto.com/wp-content/uploads/2013/03/foto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-920" title="foto" src="http://www.mauroberruto.com/wp-content/uploads/2013/03/foto.jpg" alt="" width="278" height="176" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi a Roma ho abbracciato Padre Pedro Opeka.</p>
<p>Sono passati quasi 20 anni da quando ho conosciuto la sua storia, in Madagascar. Lui     genio, ribelle, visionario e candidato per il premio Nobel per la Pace nel frattempo ha costruito ad Akamasoa, la più grande discarica di Antananarivo, un villaggio dove oggi vivono con dignità 20.000 persone. Prete-calciatore ha sempre usato lo sport come strumento di eccellenza per strappare i giovani alla miseria e alla disperazione. Avevo dedicato a lui una delle storie che ho raccontato nel mio libro &#8220;Andiamo a Vera Cruz con quattro acca&#8221;. Era il 1994, l&#8217;anno dei Mondiali negli Usa, del rigore sbagliato da Roberto Baggio in finale.</p>
<p>Non so se riceverà mai il premio Nobel per la Pace, non se se diventerà un Santo, oggi era a Roma ma (purtroppo) non per il Conclave. Non lo so e non mi interessa neanche più di tanto. Mi tengo stretta la sensazione di essere stato seduto al fianco e di aver parlato con uno dei pochi uomini che conosco che sono stati capaci di cambiare il mondo. Attenzione, non il &#8220;loro&#8221; mondo. Il nostro mondo.</p>
<p>DEDICATO A PADRE PEDRO<br />
Padre Pedro è di origine slovena. Ha passato l’infanzia in Argentina<br />
e ha studiato teologia in Francia.<br />
Padre Pedro ha la passione del football.<br />
Padre Pedro ha fondato un villaggio sopra la discarica di Andralanitra,<br />
Antananarivo, Madagascar, Africa.<br />
Padre Pedro ha costruito un villaggio alla gente che viveva lì,<br />
perché in una discarica si trovano cose da mangiare.<br />
Padre Pedro è amato dai bambini.<br />
Padre Pedro i bambini li conosce e li incanta perché li fa giocare<br />
a calcio. Sulla spazzatura.<br />
Padre Pedro insegna il Vangelo, ma solo dopo il calcio. Perché<br />
altrimenti i bambini andrebbero da un’altra parte.<br />
I bambini di Padre Pedro conoscono Gesù e Roberto Baggio;<br />
e se chiedi loro la differenza, ti rispondono che Gesù non avrebbe<br />
mai sbagliato un rigore in una finale del campionato del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.mauroberruto.com/2013/03/padre-pedro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caterpillar » M’ILLUMINO</title>
		<link>http://www.mauroberruto.com/2013/02/caterpillar-millumino/</link>
		<comments>http://www.mauroberruto.com/2013/02/caterpillar-millumino/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 00:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauroberruto.com/?p=916</guid>
		<description><![CDATA[Caterpillar » M’ILLUMINO.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://caterpillar.blog.rai.it/milluminodimeno/">Caterpillar » M’ILLUMINO</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.mauroberruto.com/2013/02/caterpillar-millumino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;albero che cade e le foreste che crescono</title>
		<link>http://www.mauroberruto.com/2013/01/lalbero-che-cade-e-le-foreste-che-crescono/</link>
		<comments>http://www.mauroberruto.com/2013/01/lalbero-che-cade-e-le-foreste-che-crescono/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 13:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauroberruto.com/?p=902</guid>
		<description><![CDATA[Un albero che cade, è risaputo, fa decisamente più rumore di una foresta che cresce. Tuttavia non bisogna mai dimenticarsi di raccontare della foresta. Ieri, complice la mia presenza al corso di aggiornamento nazionale per gli allenatori che si teneva ad Assisi, ne ho approfittato per rendere omaggio a un tratto di circa 50 km [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un albero che cade, è risaputo, fa decisamente più rumore di una foresta che cresce. Tuttavia non bisogna mai dimenticarsi di raccontare della foresta.</p>
<p>Ieri, complice la mia presenza al corso di aggiornamento nazionale per gli allenatori che si teneva ad Assisi, ne ho approfittato per rendere omaggio a un tratto di circa 50 km di strada che è diventato uno dei nuovi epicentri del volley nazionale. Se un appassionato di volley maschile partendo da Perugia risale verso l&#8217;Altotevere trova, in 50 km appunto, due squadre di A1 che stanno facendo un eccellente campionato e una di A2 che, al momento attuale, guida la classifica con zero sconfitte su 15 partite e 10 punti di vantaggio sulle seconde.</p>
<p>Ieri era in calendario il più classico dei derby (S.Giustino contro Perugia) in una zona e in un palazzetto che ricordo bene quando mi ospitò da avversario. Un posto caldo, che trasuda di passione, musica, tamburi. Si sa che l&#8217;Umbria, oltre ad essere una regione meravigliosa, è una zona d&#8217;Italia di quelle che difendono le proprie tradizioni con trasporto, con sano ed acceso spirito campanilistico. Insomma c&#8217;erano tutti gli elementi per una serata ad alta tensione agonistica.</p>
<p>Queste le premesse. Poi, entrato nel PalaKemon, ho trovato i due Presidenti che si abbracciavano e sorridevano insieme dietro alle loro rispettive panchine, un palazzetto pieno come un uovo ed entusiasta, con le due tifoserie rigorosamente divise da&#8230; nulla e zero divise di rappresentanti della forza pubblica a presidiare questo confine ..inesistente.</p>
<p>Le due tifoserie organizzate, fin da prima della partita, si sono sgolate senza un insulto uno, senza una parola che non fosse di esclusivo supporto ai propri colori fino all&#8217;ingresso in campo dei due arbitri. In veste di primo arbitro una donna: Ilaria Vagni, bravissima arbitro internazionale della nostra Federazione nata e residente, guarda un po&#8217;, &#8230; a Perugia!</p>
<p>La partita, intensa e combattuta, ha avuto momenti di alta tensione agonistica, qualche normalissimo screzio. Perfino un cartellino giallo per proteste mentre tutto intorno&#8230; restava inalterato quel clima che ho descritto, che aveva preceduto il fischio di inizio e che così rimaneva dopo la fine, un 15-13 al tiebreak (che è un po&#8217; come un match di calcio che finisce con un goal al 94&#8242;).</p>
<p>Già il calcio&#8230; Non ho mai nascosto, amo il calcio. Mi appassiona profondamente. Quel calcio che, come da routine, riempie le prime 10 pagine di tutti i quotidiani sportivi (e almeno le prime due delle pagine dello sport di tutti quelli politici) con le proprio polemiche del lunedì, del martedì, del mercoledì, del giovedì, del venerdì, del sabato e della domenica.</p>
<p>È evidente che il calcio muove la mia e le nostre passioni in qualche forma ancestrale che bisognerebbe provare a studiare (in realtà esiste chi lo ha fatto)  per provare a capirne, in modo scientifico, il perché (e questo non vale solo per noi italiani, naturalmente). Sarebbe stupido rinnegarlo: io stesso nel viaggio di ritorno da S.Giustino a Torino sono rimasto incollata alla radio a sentire, immaginare, sognare la grande partita che il mio Toro stava facendo a San Siro contro l&#8217;Inter.</p>
<p>Tuttavia non bisogna smettere di raccontare della foresta che cresce, della sequenza di lezioni di civiltà che il pomeriggio umbro di ieri mi ha regalato (e sto parlando del campionato di serie A1 di uno sport che nelle ultime 5 edizioni dei Giochi Olimpici ha portato in Italia 4 medaglie&#8230;). Stesse lezioni che arrivano, ogni domenica, dal pubblico, dagli atleti, dai club di Castellana Grotte, Cuneo, Latina, Macerata, Modena, Piacenza, Ravenna, Trento, Verona, Vibo Valentia (in rigoroso ordine alfabetico), da tutti i campi della A2, da tutte quelle palestre dove si gioca a pallavolo dal lunedì alla domenica, dalla Under 12 alla B1. Pensare alle &#8220;nostre&#8221; polemiche (che qualche volta si tenta persino di amplificare&#8230;) fa sinceramente sorridere rispetto a ciò che leggiamo dal lunedì alla domenica su quelle prime 10 pagine di cui parlavo prima.</p>
<p>Non voglio essere frainteso: non sto qui a rivendicare nessun senso di superiorità morale del volley rispetto a nessun altro sport. Sono qui a ricordare (perché succede in TUTTI gli sport, senza NESSUNA eccezione) che lo sport è  un&#8217;occasione in cui altri esseri umani ci spingono ad eccellere, come il prof. Keating, ne &#8220;L&#8217;attimo fuggente&#8221;, insegna ai suoi studenti&#8230;proprio su un campo di calcio (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=0oOPCDwNUvY">http://www.youtube.com/watch?v=0oOPCDwNUvY</a>)</p>
<p>Sostengo semplicemente che ci sono meccanismi diversi che muovono queste passioni e che andrebbero indagati, capiti, per poter fare un passo in avanti in termini di civiltà. Non cambierò idea finché non vedrò una donna nata e residente a Roma arbitrare Roma-Lazio o vedrò Buffon scendere in campo contro il Toro indossando la maglia di Marra, libero del Piacenza.</p>
<p>Mi dispiace, ne ero facile profeta ieri, trovare descritto in poche righe quello che ho vissuto ieri nella 34esima pagina dei quotidiani sportivi. Mi dispiace continuare a sentire amplificato a dismisura il rumore dell&#8217;albero che cade. Mi dispiace che addirittura talvolta succeda che ci venga la tentazione di buttare giù un alberello tanto per fare un po&#8217; di casino e far sentire che ci siamo anche noi.</p>
<p>Ci sono foreste che crescono e, per fortuna, continuano a farlo anche se nessuno ne parla o quasi se ne accorge. Bisogna passare meno tempo a leggere di alberi che cadono e andarci di persona, per respirare un po&#8217; di aria pulita, ben ossigenata.</p>
<p>Nello sport, in politica, nella vita sociale e civile del nostro Paese ci sono (pochi) alberi vecchi che hanno nel cadere il più fragorosamente possibile il loro obiettivo. Poi, credetemi, ci sono intere foreste che crescono, in silenzio.</p>
<p>Se volete saperne di più (o come forma di protesta civile) sfogliate i giornali partendo dall&#8217;ultima pagina verso la prima.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.mauroberruto.com/2013/01/lalbero-che-cade-e-le-foreste-che-crescono/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>16</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La lettera di una mamma spiega la pallavolo come &#8220;luogo del crescere&#8221;</title>
		<link>http://www.mauroberruto.com/2012/12/la-lettera-di-una-mamma-spiega-la-pallavolo-come-luogo-del-crescere/</link>
		<comments>http://www.mauroberruto.com/2012/12/la-lettera-di-una-mamma-spiega-la-pallavolo-come-luogo-del-crescere/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Dec 2012 14:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauroberruto.com/?p=895</guid>
		<description><![CDATA[Nella bellezza di avere un sito personale accessibile a chiunque lo desideri c&#8217;è la possibilità di ricevere delle lettere come questa. A me piace scrivere, ma in questo caso mi limito a copiare ed incollare la lettera che ho ricevuto da parte di una mamma che ci ricorda come la pallavolo possa essere un &#8220;luogo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nella bellezza di avere un sito personale accessibile a chiunque lo desideri c&#8217;è la possibilità di ricevere delle lettere come questa. A me piace scrivere, ma in questo caso mi limito a copiare ed incollare la lettera che ho ricevuto da parte di una mamma che ci ricorda come la pallavolo possa essere un &#8220;luogo del crescere&#8221;. E&#8217; il miglior augurio per il 2013 che potessi immaginare ed è soprattutto il tributo a quella parte &#8220;sommersa dell&#8217;iceberg&#8221; del nostro movimento di cui si parla di meno ma che permette a tutto il resto di esistere. Quel &#8220;luogo del crescere&#8221; dove si diventa, grazie allo sport, cittadini migliori e dove, come effetto collaterale, qualche volta nascono anche dei campioni. Grazie alla sig.ra Oriana (alla quale ho chiesto la possibilità di pubblicare questo scritto). Grazie e buon anno a quelle 400.000 persone che fanno e che sono la pallavolo italiana.</p>
<p><em>Gent.le Sig. Berruto, sono la mamma di un ragazzina che attualmente gioca in una piccola ma dignitosa squadra di pallavolo di provincia…e mi piacerebbe raccontarle una fotografia. Porti pazienza inizio così poi spero di raccontarle il senso di questa lettera. La foto è fatta in una piccola ma dignitosa palestra di paese…sullo sfondo ci sono tutti gli sponsor che hanno nomi di fabbriche o realtà produttive locali ma che a guardarli bene si intravedono dei visi…il viso della signora della gelateria che conosce tutti i bambini del paese per nome, del negoziante di scarpe “trendy” dove i ragazzi si comprano le scarpe per giocare, del personale della pizzeria che oltre a essere sponsor fa lo sconto ai giocatori e così via… in primo piano c’è una quindicina di ragazzine, un under 14 femminile, sono sorridenti ed emozionate… qualcuna acciughina, qualcuna più massiccia, qualcuna con i brufoli, tutte con la maglietta bianco-verde e pantaloncini neri, anche i calzini sono tutti uguali perché qualche mamma ne ha comprati per tutte. In questo piccolo gruppo ci sono storie ed origini molto diverse che si sono potute incontrare grazie ad un campo di pallavolo. Ci sono gli allenatori e il dirigente che è anche genitore di una di queste ragazzine. Io sono la mamma di una di queste. Questa piccola squadra ha avuto storie di arrivi e di partenze, alcune di loro dopo aver iniziato qui se ne sono andate da altre parti per poter giocare e vincere. Altre sono rimaste. Non sono qua per giudicare se questo è bene o se è male, ma per raccontarle perché noi abbiamo scelto di restare… alcuni di noi genitori si sono chiesti che cosa ci aspettavamo da noi stessi, dalle nostre figlie, da questa squadra e da questo sport. Abbiamo sentito che all’interno di questa squadra c’eravamo anche noi adulti, chi in modo più attivo, chi più critico, chi in modo sempre accomodante…e le nostre figlie un po’ ci assomigliavano. Con loro abbiamo resistito l’anno scorso quando abbiamo vinto una sola partita in tutto l’anno, (quest’anno ne abbiamo già vinte due!!)&#8230;con loro abbiamo gioito dagli spalti per un buon passaggio anche se poi non facevano punto…le abbiamo sostenute e accompagnate nella sconfitta mostrando loro anche altri significati del giocare insieme… rimandandogli l’impegno che ci mettevano nel crescere come giocatrici, la gioia che provavano nell’incontrarsi nei tre allenamenti settimanali, la loro capacità di incastrare questi con le esigenze della scuola, il superare le diversità anche di carattere per poi ritrovarsi in partita e perdonarsi gli errori o gioire per chi e con chi fa punto. Ecco il senso di questa foto, quello che mi arriva da questa immagine è il sentire che come genitori stiamo allenando le nostre ragazze alla vita e questo ci è permesso anche grazie ad una piccola ma dignitosa squadra di pallavolo. Mi sono permessa di raccontarle questo perché ritengo importante offrire ai nostri ragazzi opportunità di meta-letture, di riflessioni sui contenuti e sui processi presenti nelle cose che fanno nella loro vita e ritrovo in lei questo tipo di capacità su piani di grande responsabilità nell’ambito sportivo…e questo ritengo sia un modo di essere adulti che fa bene a chi si sta strutturando evolutivamente perché i ragazzi possono introiettare buoni modi di diventare grandi e di rapportarsi con l’impegno personale, la fatica e con modi sani di diventare visibili agli altri. Come genitore e come professionista nell’ambito del sociale sento di avere una responsabilità nel proporre letture diversificate in modo che loro possano scegliere avendo strumenti allenati al sentire, al vedere, al riflettere, al guardare oltre la vittoria o alla sconfitta. Al guardare la vittoria o la sconfitta come uno sfondo all’interno del quale loro sono in primo piano. La ringrazio della disponibilità nel leggere questa mia mail che voleva essere anche un ringraziamento alla Pallavolo come luogo del crescere. Le auguro Buone Feste, Oriana Franceschin</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.mauroberruto.com/2012/12/la-lettera-di-una-mamma-spiega-la-pallavolo-come-luogo-del-crescere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Pantheon di Torino</title>
		<link>http://www.mauroberruto.com/2012/12/il-pantheon-di-torino/</link>
		<comments>http://www.mauroberruto.com/2012/12/il-pantheon-di-torino/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 30 Dec 2012 23:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauroberruto.com/?p=892</guid>
		<description><![CDATA[La mia città ideale è quella dove vorrei far crescere i miei figli. Non per legarli in eterno al luogo fisico dove sono nati ma proprio perché possano da quel posto avere gli strumenti per partire alla conquista, volesse il cielo, del mondo intero. La mia città ideale è quel posto dove, una volta conquistato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La mia città ideale è quella dove vorrei far crescere i miei figli.</p>
<p>Non per legarli in eterno al luogo fisico dove sono nati ma proprio perché possano da quel posto avere gli strumenti per partire alla conquista, volesse il cielo, del mondo intero.</p>
<p>La mia città ideale è quel posto dove, una volta conquistato il mondo, i miei figli immaginerebbero di poter tornare, per far crescere i loro figli.</p>
<p>La mia città ideale è un posto dove si cresce sulle spalle dei giganti, dove la presenza fisica e spirituale di chi è da lì partito per cambiare la storia del Paese e dell&#8217;umanità intera è un tesoro da difendere. Non nascondendolo ma al contrario, mettendolo in piazza, condividendolo, spiegandolo, raccontandolo. Un quadro meraviglioso non da tenere egoisticamente chiuso in un caveau di una banca ma da esporre con eleganza e sobrietà, perché la bellezza è patrimonio di tutti e a tutti deve essere concesso di goderne.</p>
<p>Nella mia città ideale c&#8217;è un Pantheon che non dovrebbe essere tributo all&#8217;architettura ma al suo contenuto. Dentro a quel Pantheon quei giganti addormentati che, anche in questo caso con eleganza, ti permettono di salire sulle loro spalle per poter guardare più lontano.</p>
<p>Torino è la mia città. Non ho mai nascosto l&#8217;affetto, la riconoscenza che le devo. Torino diventerebbe la città ideale se domani il suo amministratore regalasse un po&#8217; di metri quadrati di uno dei suoi posti più belli, non so perchè ma mi viene in mente Piazza Carignano, per costruire lì il proprio Pantheon.</p>
<p>Perché nelle mia Torino ideale c&#8217;è un Pantheon, un luogo fisico, dove poter entrare e ascoltare il racconto, le storie, l&#8217;umanità, le lezioni eterne di tre miei concittadini che sono il regalo più bello dell&#8217;ultimo secolo di storia che Torino ha fatto al mondo: Primo Levi, Norberto Bobbio e Rita Levi Montalcini.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.mauroberruto.com/2012/12/il-pantheon-di-torino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Adesso parlo io..</title>
		<link>http://www.mauroberruto.com/2012/12/adesso-parlo-io/</link>
		<comments>http://www.mauroberruto.com/2012/12/adesso-parlo-io/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2012 17:36:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauroberruto.com/?p=889</guid>
		<description><![CDATA[..e non dico nulla di nuovo, ma almeno lo dico con la mia voce e rispondo collettivamente a un bel po&#8217; di domande arrivate oggi. Così, nella piena consapevolezza del fatto che viviamo nel Paese dei &#8220;tutticittí&#8221;, ringrazio le decine di persone che mi hanno chiamato, così da permettermi di portarmi avanti con gli auguri [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>..e non dico nulla di nuovo, ma almeno lo dico con la mia voce e rispondo collettivamente a un bel po&#8217; di domande arrivate oggi. Così, nella piena consapevolezza del fatto che viviamo nel Paese dei &#8220;tutticittí&#8221;, ringrazio le decine di persone che mi hanno chiamato, così da permettermi di portarmi avanti con gli auguri di Natale. Perché, come detto e ripetuto da 3 mesi a questa parte, il tema delle convocazioni in Nazionale lo affronterò in primavera, quando allestirò la squadra che il 7 giugno esordirà in World League contro la Germania. Nel frattempo faccio il mio lavoro, chiedendo rispetto per questo lavoro e rispetto per gli atleti che la maglia azzurra la vestono, l&#8217;hanno vestita e la vestiranno: chiunque essi siano. Chiedo soprattutto rispetto per la Squadra Nazionale che è cosa più importante di ogni singolo, dall&#8217;allenatore in poi. C&#8217;è un bel campionato in corso, fra poco ci saranno le finali della Coppa Italia: sarebbe opportuno parlare di questo. Il profondo rispetto che ho per il lavoro dei miei colleghi e dei nostri club mi porta ad osservare con grande attenzione ma anche a interferire il meno possibile nella loro attività e nei loro obiettivi. Mi aspetto la stessa cosa nei confronti della Squadra Nazionale, da chiunque a questa Squadra voglia bene. Per ciò che riguarda gli altri, pazienza. Quindici mesi di lavoro, dopo 5 anni fuori dal podio, hanno portato due bellissime medaglie e un oceano di affetto. Da questo ripartiremo, quando toccherà a noi: Il 7 giugno 2013. Senza cambiare stile, senza cambiare presupposti. Perché in fondo, essere persone serie (che sono quelle che prima fanno e poi dicono) spero possa ancora essere considerato un valore. Grazie a tutti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.mauroberruto.com/2012/12/adesso-parlo-io/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verso Rio</title>
		<link>http://www.mauroberruto.com/2012/11/verso-rio/</link>
		<comments>http://www.mauroberruto.com/2012/11/verso-rio/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 22:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauroberruto.com/?p=858</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; terminato da poche ore il primo collegiale al Centro di Preparazione Olimpica dell&#8217;Acqua Acetosa a Roma, con l&#8217;obiettivo di identificare, monitorare e accompagnare dei ragazzi finora mai convocati con la Nazionale Seniores in un percorso il cui traguardo finale è il sogno più grande di ogni essere umano che faccia sport. Esattamente 4 mesi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; terminato da poche ore il primo collegiale al Centro di Preparazione Olimpica dell&#8217;Acqua Acetosa a Roma, con l&#8217;obiettivo di identificare, monitorare e accompagnare dei ragazzi finora mai convocati con la Nazionale Seniores in un percorso il cui traguardo finale è il sogno più grande di ogni essere umano che faccia sport. Esattamente 4 mesi fa, più o meno all&#8217;ora a cui scrivo, un braciere composto da 204 petali (uno per ogni nazione rappresentata) accendeva i Giochi Olimpici di Londra. 4 mesi non sono niente. Non c&#8217;è quasi neanche il tempo di riflettere bene, con lucidità e con un approccio non tanto emozionale ma &#8220;scientifico&#8221;, su quanto è successo. Io ed il mio staff abbiamo voluto rimettere in moto questa macchina il più in fretta possibile, provando a fare un esercizio di questi tempi così complicato. Pensare il futuro. Immaginarlo. Abbiamo provato a pensare a Rio de Janeiro, abbiamo provato a disegnare quei giorni. Abbiamo voluto condividere questo sguardo &#8220;prospettico&#8221; con dei ragazzi che il futuro hanno il diritto di sognarlo perché hanno talento e tempo a disposizione per realizzare il loro potenziale. Abbiamo voluto dirglielo il più in fretta possibile, per permettere loro di usare tutto, proprio tutto, quel tempo a disposizione. Dire oggi se a Rio vedremo in campo qualcuno dei 28 atleti (e di qualcun altro che si aggiungerà a questa lista) che si sono allenati in queste 48h con noi è impossibile. Ma vedere l&#8217;energia messa in gioco da questi ragazzi al semplice pensiero che questa è una possibilità reale è stato come nuotare in un mare pulito. Grazie alla Fipav, al Coni e alla Preparazione Olimpica, alla Lega Pallavolo di serie A e a tutti i club che hanno permesso queste 48 ore. Che bello quando si lavora insieme per costruire un possibilità, per identificare un percorso, per programmare la realizzazione di un sogno. Che bello sognare, come diceva Flaiano, con i piedi ben saldi sulle nuvole. E&#8217; un esercizio utile al nostro movimento, allo sport in generale.  E&#8217; un esercizio straordinariamente utile, oggi, al nostro paese. &#8220;Proviamo a immaginare come saremo nel 2016 e, perchè no, proviamo a immaginarci protagonisti&#8221;. Insieme a qualche regola e a un po&#8217; di concetti tecnici e tattici, ho chiesto proprio questo a questi ragazzi, al mio staff e a me stesso. Perché nessuno, proprio nessuno, di noi è certo del fatto che ci sarà. Tutti noi siamo fuori da questa zona di comfort (che è il posto più pericoloso al mondo dove vivere). Tutti noi dovremo mettere in moto energie inaudite per poterci essere davvero. C&#8217;è un meccanismo psicologico che si chiama &#8220;self fulfilling prophecy&#8221;, termine coniato nel 1948 da Robert Merton. Si traduce in italiano come &#8220;profezia che si autoadempie&#8221;. Avete presente quando dopo aver studiato 990 pagine di un testo scolastico e avendone saltate 10 ci viene in mente, pochi minuti prima dell&#8217;esame, &#8220;Oddio, e se mi chiedesse proprio quelle&#8230;?&#8221;. Inconsciamente faremo in modo di essere interrogati proprio su quelle, realizzando (ahimè) la nostra profezia. Ma se questo è vero deve poter succedere anche al contrario! Credo, infatti, che praticamente tutti noi abbiamo avuto un compagno di classe che studiava 10 pagine su 1000 e riusciva a farsi fare una domanda proprio su quelle&#8230; Siamo padroni del nostro destino molto più di quanto pensiamo. Possiamo creare le condizioni per far accadere quello che ci sembra solo un sogno in maniera molto più efficace di quanto immaginiamo. Questo è l&#8217;augurio che faccio a me stesso, al mio staff, a questi atleti che ho incontrato oggi per la prima volta e a tutti quelli che ho incontrato nel mio mandato di CT fino ad oggi. Competere ed eccellere nel contesto olimpico credo che sia una delle prove più complicate, più affascinanti, più straordinarie a disposizione di un essere umano. Te ne accorgi quando, ancora dentro al palazzetto al termine dell&#8217;ultima partita dei Giochi Olimpici ti scopri ad incominciare a pensare già a quelli successivi. In uno dei primissimi allenamenti, nel maggio del 2011, per giustificare la necessità di fare un allenamento di 6 contro 6, salti compresi, al mattino dissi che avevo guardato lo programmazione dei Giochi di Londra: la finale per la medaglia di bronzo sarebbe incominciata alle 9.30. Self fulfilling prophecy.</p>
<p>Se c&#8217;è una cosa di cui sono certo è che questa volta la prima cosa che guarderò sarà l&#8217;orario della finale giusta&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.mauroberruto.com/2012/11/verso-rio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Stili di vita</title>
		<link>http://www.mauroberruto.com/2012/08/stili-di-vita/</link>
		<comments>http://www.mauroberruto.com/2012/08/stili-di-vita/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2012 22:31:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauroberruto.com/?p=836</guid>
		<description><![CDATA[Nei 27 articoli del decreto che vorrebbe definire le nuove regole della salute ci sono alcuni chiari segnali che si riferiscono al tentativo di indirizzare i cittadini del nostro paese verso stili di vita più salutisti. Dal fumo alla tassa sulle bibite zuccherate e gassate, passando per il videopoker,  è chiaro  il messaggio che il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nei 27 articoli del decreto che vorrebbe definire le nuove regole della salute ci sono alcuni chiari segnali che si riferiscono al tentativo di indirizzare i cittadini del nostro paese verso stili di vita più salutisti. Dal fumo alla tassa sulle bibite zuccherate e gassate, passando per il videopoker,  è chiaro  il messaggio che il Ministro Balduzzi e il suo staff vuole trasmettere. Sembrerebbe tutto logico e coerente&#8230; per cui ho cercato e ricercato&#8230;sfogliato decine di pagine di giornali, sentito lunghe discussioni radiofoniche. Eppure non ho trovato neanche una riga&#8230; Niente&#8230;</p>
<p>In un decreto cosí orientato agli stili di vita non c&#8217;è una parola che riguardi la pratica sportiva, non un accenno alla cultura dello sport. Peggio: ho trovato indicazioni che renderebbero la diffusione della pratica sportiva più difficile, costosa e con gravi disagi da superare (mi riferisco al certificato per la pratica di sport non agonistici rilasciata in esclusiva dai medici dello sport) ma questo passaggio è stato subito smentito e definito un &#8220;refuso&#8221;. Grazie al cielo.</p>
<p>Nulla che indichi, che investa, che spieghi, che indirizzi l&#8217;attenzione sul fatto che l&#8217;arma più potente a disposizione per migliorare la qualità degli stili di vita di questo paese sia un aumento e una diffusione dello sport praticato. Non tifato, praticato. Nulla che si riferisca o che indichi come possa essere aiutato il ruolo della scuola nell&#8217;insegnamento della cultura e della pratica sportiva.</p>
<p>Non sto parlando di ricerca di talenti. Non sto parlando di agonismo. Sto parlando di cultura e pratica sportiva come indicatore della qualità della vita del nostro paese e come investimento economico.</p>
<p>Esattamente.  Avete letto bene: investimento economico. Perché  considerato che è certamente vero quello che i demografi ci dicono e cioè che nel 2050 quasi la metà della popolazione del nostro paese sarà composta da over 60, potete facilmente immaginare che le spese di welfare, le spese destinate a quella assistenza sanitaria (che in modo sacrosanto la nostra Costituzione prevede come diritto dei cittadini) saranno destinate ad esplodere e ad essere ancor meno sopportabili di quanto già oggi, con estrema fatica (il budget medio destinato dalle Regioni alla sanità e quasi ovunque sopra al 65% del totale) lo siano.</p>
<p>Ci sono studi ed evidenze scientifiche di paesi anglosassoni e del nord Europa che dimostrano che 1 euro investito oggi nella diffusione della pratica sportiva permette a distanza di decenni di risparmiarne decine. Forse centinaia.</p>
<p>Esattamente come avete letto: sport come investimento economico. Perché ci sono evidenze scientifiche che dimostrano che in tutto il mondo i paesi che hanno elevato il proprio livello di stato della salute hanno incrementato in maniera direttamente proporzionale il proprio PIL, attraverso il miglioramento del capitale umano della propria popolazione.</p>
<p>Un paese con meno richiesta di salute, costa di meno e produce di più. Sinceramente, evidenze scientifiche a parte, l&#8217;associazione mi sembra estremamente semplice da intuire.</p>
<p>Il punto evidentemente è uno: occorre riportare il tema della cultura e della diffusione della pratica sportiva fra le priorità di questo paese. Stabilire la gerarchia delle priorità e capire dove lo sport vada messo. E&#8217; un fatto politico, certo. Come diceva Gandhi: &#8220;in democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica&#8221;.</p>
<p>I 60enni del 2050 hanno già 22 anni oggi. Forse siamo già in ritardo per insegnare loro che la pratica sportiva migliora tanto la qualità della vita degli individui quanto quella della nazione.</p>
<p>Ma i 60enni del 2060 di anni oggi ne hanno 12. Camminano, corrono, giocano. Si stanno appassionando alla vita.</p>
<p>E lo sport è un fatto di vita, come diceva Gandhi. Anzi, verrebbe addirittura da dire, di vita o di morte del nostro paese.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.mauroberruto.com/2012/08/stili-di-vita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
