Caro amico ti scrivo…

“Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’ e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò”.
Ti scrivo forte, da qui.
Dall’inizio della primavera del 2021.
Ti ricordi di quando a capo della comunicazione del Presidente del Consiglio che informava il Paese (dopo aver tenuto milioni di persone in sospeso, da un profilo personale, su una piattaforma privata) della “sfida più grande dal dopoguerra” c’era un ingegnere la cui esperienza in termini di comunicazione si era costruita al Grande Fratello?
Ti ricordi di un messaggio scappato via whatsapp il 7 marzo 2020 -a proposito, tu hai scoperto a chi era scappato?- che riempì i treni da Milano verso il Sud è costò dei morti? Non metaforicamente, no: proprio gente che è morta!
Ti ricordi delle strategie politiche tese a creare e cavalcare la rabbia, ai vaffadays, alle piroette e alle capovolte di opinioni ogni 72h, inseguendo il mood dei sondaggi come, per definizione, deve fare ogni populista che si rispetti?
Ti ricordi dell’ “uno-vale-uno”, del “tutti-possono-fare-tutto” o del “prima-gli… ” (più nome a scelta, a seconda della geolocalizzazione)?
Ti ricordi di quando ci dicevano che il nemico era rappresentato qualche centinaio di disperati che arrivano da noi su dei barconi, scappando dalla guerra a cui noi chiudevamo i porti, guardandoli soffrire?
Ti ricordi di quando hanno chiuso i porti a noi, che scappavamo disperati da un nemico invisibile e ci guardavano, soffrire, come si guarda un appestato?
Ti ricordi di quando l’incompetenza era un valore, quando chiamavamo gli esperti “professoroni” in modo sarcastico e poi ci siamo trovati a pendere dalle labbra di scienziati, medici, economisti a cui imploravamo di trovare una soluzione?
Ti ricordi quando chi non pagava le tasse era il più furbo, “perché tanto poi al peggio arrivava un condono”, e poi ci siamo scoperti con gli ospedali massacrati dai tagli, le scuole smantellate e medici, infermieri, insegnanti devastati nella loro dignità?
Ti ricordi di quegli stessi evasori fiscali che imploravano un casco per l’ossigeno, per sé o per il proprio padre o madre, e si indignavano se il proprio figlio non riusciva a seguire le lezioni on-line?
Ti ricordi quando chiamavano “eroi” gli infermieri, le ultime persone che i nostri condannati a morte riuscivano a vedere, le ultime mani che riuscivano a stringere, o chi continuava a lavorare per farci resistere, producendo e consegnando cibo o quegli insegnanti che sono riusciti a trasformare un anno scolastico che andava perso nella più incredibile e utile delle lezioni per i nostri figli?
Ti ricordi di chi urlava in Senato, con la bava alla bocca, che “i vaccini per i bambini sono come i marchi per le bestie?” e poi di quel Senato divenne vice-Presidente, mentre il Paese affrontava la più grande emergenza sanitaria della sua storia recente?
E ti ricordi anche della “Bestia”, della costruzione strategica e strumentale di fake news per creare consenso?
Ti ricordi di quando cantavamo l’Inno di Mameli dai balconi, magari sottovalutando il fatto che quei “Fratelli d’Italia” fossimo noi, tutti noi, nonostante ci fosse pure un partito che ce ne aveva perfino usurpato il titolo?
Ti ricordi che noi, 60 milioni fratelli e sorelle d’Italia, grazie al cielo vivevamo in una democrazia costruita, letteralmente, a mani nude dai nostri nonni e dei nostri padri, molti dei quali se andarono, per l’età o perché falcidiati dal virus?
Beh, guardiamoci in faccia, amico mio.
Siamo rimasti noi, ciascuno di noi, a esercitare il diritto di scegliere i nostri rappresentanti, coloro che nei momenti felici, come nelle tragedie immani, sono chiamati, in cambio e per restituzione di quella fiducia, a scegliere per noi.
Insomma: l’anno che stavamo vivendo dopo un anno è passato e noi ci dicevamo: “io mi sto preparando, è questa la novità”.
Amico mio, giurami che qui, nel 2021, ci siamo ricordati di non dimenticare.
Firmo tutto, a scanso di equivoci:

Mauro Berruto, uno (spero) di quei 60 milioni del 2021

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