Roma 2024, secondo me

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C’era una volta una città alla quale un dittatore aveva imposto di voltare le spalle al mare. Era lì, il mare, a poche centinaia di metri, ma la Barcellona del caudillo Francisco Franco era stata privata di quel piacere primordiale di potersi riempire gli occhi del suo colore, le narici del suo profumo e la pelle con i brividi della brezza che sale al tramonto. Un giorno il dittatore se ne andò, ma la sua eredità, sopravvissuta al suo delirio, fu un dedalo di ferrovie, strade, fabbriche che impedivano l’accesso a un mare avvelenato da scarichi, rifiuti e scarti di presunta civiltà. Quella città, però, del mare aveva una nostalgia infinta. Così quando nel 1986 a Barcellona vennero assegnati i Giochi Olimpici che si sarebbero disputati sei anni dopo, quella nostalgia diventò energia. Un’energia inesauribile, infinita. C’è un modo di dire per identificare le imprese colossali, quelle che tutti ritengono impossibili: “spostare le montagne”. Beh, in questo caso ancora peggio, bisognava spostare il mare. Attraverso un lavoro gigantesco, fatto di visioni e di fatica, la più impossibile delle utopie diventò realtà, grazie alla forza, al coraggio, alla voglia di correre rischi, alla passione. I Giochi Olimpici di Barcellona restituirono il mare alla città, per sempre e, altrettanto per sempre, cancellarono come le onde fanno con le scritte sulla battigia, la memoria triste di un dittatore triste. Certo serviva coraggio. D’altronde se i grandi navigatori del XV secolo avessero navigato lungo la costa, non avrebbero mai scoperto l’America. O, meglio, l’avrebbe scoperta qualcun altro: il primo a puntare dritta la prua verso il mare aperto, capace di non guardare indietro e di non pensare alle proprie probabilità come sfavorevoli. Fortunati, allora, quegli atleti i cui allenatori credono che saranno in grado di far loro compiere imprese che essi stessi neppure riescono a sognare. Fortunati quegli studenti i cui maestri credono che saranno in grado di far loro raggiungere obiettivi che essi stessi neppure riescono a definire. Fortunati quei popoli i cui governanti credono che riusciranno a far loro vivere una vita che essi stessi neppure riescono a immaginare. Fortunati tutti coloro che credono che il mare si possa spostare e sono pronti a convincerti che succederà.

Una delle più belle fotografie di tutta l’intera storia dello sport raffigura un esile soldato etiope che, nel 1960, taglia a piedi scalzi il traguardo di una maratona che termina sotto l’Arco di Costantino, a pochi passi dal Colosseo. In quello scatto ci sono millenni di storia colti tutti insieme. C’e Filippide e il suo Nenikèkamen urlato cinquecento anni prima di Cristo, c’è la grandezza di Roma imperiale, c’è la magia del presente, c’è il futuro che sta arrivando anche grazie a quella corsa di oltre quarantadue chilometri a piedi scalzi. C’è il mare in quella foto. Se guardate bene da qualche parte lo trovate. Ecco: a me non bastano i Giochi Olimpici del 2024 a Roma. No. Io desidero con tutte le forze quei Giochi, perché ho nostalgia e desiderio infinto di un mare pulito dove nuotare. Io, per Roma, desidero i Giochi e, insieme, il mare.

6 Commenti

  1. … Bisognerebbe sempre poter iniziare la giornata leggendo parole così belle… Grazie Mauro, mi sono emozionata… È commossa.

    • Ma lo volete capire che da una rotonda in su organizzazioni mafiose riciclano denaro con le gare a massimo ribasso.volete regalare soldi alle mafie????

  2. Gabriele Di Bona

    Sei un grande ma purtroppo non tutti capiranno.
    I grillini sono schiavi di un nuovo Francisco Franco, Beppe Grillo.

  3. Franca Abbo

    Mauro questi tuoi desideri sono anche i miei, ma ho tanta paura che i costi peseranno su di noi per molti e molti anni!!
    Una tua sostenitrice affezionata

  4. Giuseppe Scarpa

    Bellissima… e condovido il sogno. Voglio il mare!

  5. gabriele

    Belle parole ed una visione filosofica condivisibile.
    Tuttavia, non fa il conto con la rraltá: il soldi non ci sono, indebitarr Roma ulteriormente é da folli, i soliti avvoltoi speculatori ed affaristi avrebbero gestito il progetto per tornaconto personale e non per il bene comune.
    Per fortuna quella candidatura é stata ritirata, non c’erano le condizioni economiche morali ed etiche per realizzare un evento cosí ed un lascito positivo.
    Un peccato, ma questa é la realtá.

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