Sogni olimpici

Rio-2016-864x400_cRicordo soltanto una cosa di quando entrai nel tunnel dello stadio olimpico di Atene, il 13 agosto 2004, giorno della cerimonia di inaugurazione di quei Giochi Olimpici. Un frastuono che arrivava da fuori e chiamava a sé, quasi ingoiando chi ci entrava, e raccontava di come tutto il mondo, tutto, fosse lì in fondo ad aspettare. Era una cosa troppo grande per me, una sorta di sindrome di Stendhal di fronte a quella che ora l’opera d’arte di più straordinaria bellezza che avessi mai avuto davanti agli occhi. Facevo l’assistente allenatore della squadra nazionale italiana di pallavolo, arrivavo a quei Giochi Olimpici dopo una vicenda personale dolorosa e kafkiana che mi aveva fatto pensare di doverci rinunciare fino a poche ore prima. Pensavo che non ci sarebbe stato altro, mai più, di avvicinabile a quello che stavo vivendo. Ricordo solo lacrime di gioia che erano un balsamo: chiudevano quella vicenda che mi era capitata ed erano la mia offerta e il mio ringraziamento agli dei dello sport, qualora ce ne fossero, per l’avermi concesso di essere lì.

Il 27 luglio del 2012 mentre ero a pochi metri dall’ingresso nello stadio olimpico di Londra ricordo di aver pensato distintamente che otto anni prima mi ero sbagliato. Stavo vivendo qualcosa di ancora più grande, che pensavo troppo grande perfino da sognare. In quel momento, dietro al tricolore, c’era uno come me questa volta con la piena responsabilità non solo di vivere un sogno individuale ma di far sognare un Paese intero.

Uno come me, che arrivava dal nulla, che non era stato un grande atleta. Uno come me, con addosso quel compito meravigliso.

Le emozioni che ad Atene mi avevano travolto in una forma molto più intima e personale erano diventate un’emozione collettiva, condivisa e quindi mille volte più potente, mille volte più profonda. Scoprivo la bellezza e la meraviglia del sentirsi parte di qualcosa che è più grande di te, come singolo individuo.

Chi fa il lavoro che per tanti anni ho fatto io sa che non sta facendo un lavoro: sta vivendo una passione, un privilegio, una benedizione. Sa che si sta nutrendo di emozioni, nel bene e nel male. Sa che quelle emozioni sono ciò che lo tengono vivo, ciò che lo tengono compatto ma sa anche che, quelle emozioni, le ha ricevute in prestito.

Chi fa il lavoro che per tanti anni ho fatto io sa che c’è un prima e c’è un dopo e con onestà ringrazia ogni giorno per ciò che ha trovato e lavora ogni giorno per ciò che prima o poi lascerà.

Dovrebbe essere così: ciò che facciamo, mentre lo facciamo, ha senso se quando non lo faremo più avrà lasciato il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato. Dovrebbe essere così in politica, in economia, nel mondo dell’arte, del business e, naturalmente, in quello dello sport.

Sono orgoglioso di avere, per cinque anni, vissuto il privilegio più grande che potessi immaginare. Sono orgoglioso in particolare di una passeggiata solitaria dentro al villaggio olimpico che si stava svuotando, la notte dopo la conquista della medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra. In quelle ore di solitudine, poco dopo quel podio, avevo pensato che non ci fosse nulla di più importante per me che tornare, quattro anni dopo, a vivere quella meraviglia. Ma, di nuovo, avevo pensato che non ci fosse nulla, nulla al mondo, che desideravo di più che tornarci con la squadra nazionale del mio Paese.

In quelle ore, camminando per le strade di quel mondo perfetto che si stava smontando, avevo messo a fuoco ciò che avrei poi chiamato “Progetto Rio2016”: un cambio generazionale radicale, collegiali invernali dove ho visto decine e decine di atleti, spesso provenienti da settori giovanili, dalla serie B o dalla serie A2, che avessero un’età compatibile con l’appuntamento del 2016.

Penso ai quattordici atleti che questa notte hanno timbrato il loro passaporto con il visto per Rio e sono orgoglioso di averne fatti esordire undici in maglia azzurra. Dei quattordici di questa notte di Tokyo, tredici non erano a Londra, poco più di tre anni fa. E allora penso a quei collegiali all’Acqua Acetosa, a cui tanti guardavano con sorrisi ironici, e vedo Matteo Piano, Simone Giannelli, Jacopo Massari, Oleg Antonov, Simone Anzani, usciti proprio da quella esperienza, abbracciarsi in campo, oggi. Vedo Pippo Lanza e Luca Vettori e penso alle serate passate a discutere sul loro percorso con il Club Italia. Vedo uno staff cambiato e fortemente voluto, tutto lì in mezzo al campo stretto a toccare con mano il sogno più grande che chi vive di sport può disegnare nella sua mente, di solito incominciando a farlo da bambino. Per chi fa questo lavoro non c’è gioia più grande, lo so bene. Conosco quello che stanno provando perché ho avuto la fortuna di provarlo.

I miei ricordi, le decisioni, le gioie, le felicità, la rabbia, i dubbi, le notti senza dormire, le vittorie, le sconfitte, il senso di responsabilità e quello del dovere: mi tengo tutto, come il più prezioso dei tesori. Rifarei tutto. Compresa, delle mille decisioni prese, l’ultima. Perché alla fine, grazie al cielo, non c’è nessun risultato sportivo che possa prescindere dal rispetto delle regole, dei valori, delle persone. Mi tengo stretto tutto questo, che è stata la mia vita per cinque anni, insieme all’onore e alla gioia immensa di aver fatto parte di un movimento sportivo che per l’undicesima volta consecutiva porta la sua squadra nazionale ai Giochi Olimpici.

Mi complimento di cuore con tutti coloro che hanno raggiunto questo risultato, sono orgoglioso di tutti coloro che sono laggiù a Tokyo a festeggiare e sono felice per tutti coloro, atleti e staff, che vivranno questo sogno olimpico. Sono felice per i milioni di tifosi della nostra squadra nazionale che, a prescindere da allenatori, atleti e dirigenti che la compongono, è stata, è, e sarà un patrimonio di proprietà loro e dello sport del nostro Paese.

 

 

8 Commenti

  1. E noi ti saremo sempre grati per le emozioni che ci hai fatto provare.
    Quante serate e quanti pomeriggi ho passato in compagnia davanti al televisore a guardare te e i ragazzi fra gioie e delusioni. Sono sensazioni per cui un grazie non sarà mai abbastanza. Comunque…GRAZIE MAURO!!
    La decisione di estrometterti secondo me ha dato il segnale che alcune persone possono fare ciò che vogliono e questo rischia di creare anarchia e sfiducia. Sacrificare qualcosa oggi per averne un beneficio più grande domani è un approccio che nelle menti di molti italiani (a partire da chi occupa di responsabilità) pare non esserci. Prevale la miopia intellettuale.
    Tutto ciò rimarrà comunque come l’errore che non ti saresti mai aspettato dal quel tuo giocatore e che ti fa’ perdere il primo set. La partita però è ancora aperta.

    P.S. Mi sono permesso il “tu” al posto del “voi” per enfatizzare la vicinanza fra un tifoso/giocatore/futuro-mental-coach e il suo Coach Nazionale, che a mio avviso è una carica che resta a vita un po’ come quella di Presidente!

  2. Paolo Tognin

    Grande Coach! Nei momenti della vittoria pochi ricordano e riconoscono il merito di chi costruisce un percorso, un processo, di chi semina perché altri raccolgano. Come lo fu per Skiba con Velasco.
    Tutti pronti a saltare all’ultimo momento sul carro del vincitore. Onore e merito a lei per coerenza e la costruzione di uno staff e di un vice che ora colgono i semi maturi che lei ha coltivato.
    Complimenti infiniti per vittorie delle nazionali giovanili e per la riforma dei campionati giovanili con particolare riferimento all’under 13 3vs3 maschile figlia dei fantastici trofei topolino di minivolley e superminivolley grazie ai quali sono cresciute generazioni di pallavolisti che sapevano trattare la palla. Continui così! Ha la mia immensa stima!
    Paolo

  3. sergio turzo

    Ciao Mauro,

    voglio farti i miei personali complimenti per questo risultato che credo sia figlio del tuo instancabile lavoro e del tuo grande sacrificio

    Arrivederci ai prossimi grandi traguardi.

    Con stima

    Sergio Turzo

  4. RENATO URSO

    Ho avuto l’onore di conoscerti, ho il piacere di leggerti, spero solo di poterti imitare nelle decisioni difficili. Renato

  5. Luca Brizzi

    Ciao Mauro, dirti semplicemente grande può sembrare persino riduttivo, peccato che nel mondo, questo mondo che noi viviamo tutti i giorni, sia molto povero di persone come te, che mettono al di sopra di tutto e tutti i giusti valori sociali, morali,affettivi e, nel tuo caso specifico, Sportivi con la S maiuscola.
    Onorato di conoscere, seppur poco, un uomo come te che si distingue in positivo in mezzo a così tanta pochezza.
    Con tanta stima ed affetto.

  6. Dario Granaglia

    Ho appena terminato di leggere il tuo articolo “Sogni Olimpici”.
    Ancora una volta ho apprezzato il sottolineare le cose positive della tua esperienza da C.T., senza accusare nessuno della fine dell’esperienza azzurra, cosa difficile da trovare oggi giorno.
    Ti mando un fraterno salute, anche se questa per noi “cuore toro” non è la miglior serata.
    Ciao Mauro.
    Cordialmente Dario Granaglia.

  7. beppe Ampalla

    grazie Mauro per le scelte che hai fatto…Grazie a queste scelte l’Italia del Volley si sta risvegliando.

  8. Ciao, Grandissimo Mauro.
    Godo anche io del risultato della nostra nazionale,bella,forte,compatta..Però sono veramente dispiaciuto che Tu non abbia potuto concludere il progetto Rio 2016..Sono dispiaciuto per Te come per Marco Mencarelli. Entrambi siete incappati in un momento (con accadimenti diversi) critico ,in cui la federazione (lo scrivo in piccolo appositamente) non ha avuto il coraggio e la pazienza di aspettare..Marco avrebbe raccolto i frutti che stà raccogliendo Bonitta e Tu quelli di Blengini…Per carità,due allenatori tra i migliori in circolazione ma purtroppo nelle decisioni a certi livelli contano tanto (anzi troppo) gli aspetti”politico-umorali”.
    L’unica cosa che “ti rimprovero” è la decisione di rispedire in Italia i 4 atleti disobbedienti..Forse,sospenderli dalle gare e “processarli”poi,al ritorno sarebbe stato più opportuno..ma il principio che chi non rispetta le regole è fuori,lo reputo sacrosanto..anche per i fuoriclasse..anzi,sopratutto per loro..
    Spero di rivedere Mauro Berruto,grande allenatore e grande persona, prestissimo alla guida di una grande squadra..
    Un abbraccio fraterno..Max

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