Ciao Don Aldo, fuoriclasse.

Don Aldo, ti abbiamo accompagnato questa mattina. Un oceano di persone a celebrare, con gli occhi lucidi, la gioia e il dono di averti conosciuto. Nello stesso giorno i telegiornali si sono occupati di uno sfregio alla decenza e al valore della legalità rappresentato dal funerale di Vittorio Casamonica, un capoclan salutato con la musica de “Il Padrino”, petali lanciati da un elicottero, Rolls Royce, e un tiro di sei cavalli neri davanti al feretro.

Tutto sotto gli occhi di un parroco che ha celebrato, Aldo. Un salesiano, come eri tu.

No, non è così. Lui non è come te e adesso provo a raccontare il perché.

Ho parlato con te di calcio, di Teologia della Liberazione, di montagna, di oratori, di Borgo San Paolo, di pallavolo, di Mato Grosso, del Filadelfia, di giovani, del Grande Torino, di passato, di presente e soprattutto di futuro. Perché tu non potevi che coniugare tutti i tempi al futuro, come tutti coloro che sono mossi da una visione.

La tua ultima telefonata una manciata di giorni fa. Tu, capace di trovare tempo per me in un mio momento difficile. Tu, che avevi invitato me tante volte a parlare alla tua “Scuola di Sport”, con pazienza e affetto mi hai parlato di regole, di rispetto, di dignità.

Ti ho ascoltato, Don Aldo. Come sempre.

Fondamentalmente perché tu eri uno di quelli che quando dicono una cosa è perché l’hanno già fatta.

Tu scrivevi: “ancora oggi sto dalla parte dei giovani, realtà stupenda e faticosa, quotidiano incontro che mantiene fresco lo spirito, ma logora il fisico. Eppure, va bene così!”

Lo hai fatto fino all’ultimo giorno e non ci siamo accorti che il tuo fisico si stava logorando. Abbiamo la consolazione di sapere che non sarebbe servito a niente, perché chi ha una visione non conosce limiti. Chi ha una visione ha una dimensione del tempo che non è uguale a quella degli altri. Chi ha una visione non ha altra opzione che correre, e sempre per primo, davanti al gruppo. Anche in questo caso. “Sei andato avanti”, come dicono gli Alpini.

Avevi chiuso la telefonata, come sempre, con il nostro Toro.

Ancora cito parole tue: “Il Toro è cosa che non si può capire se non standoci dentro. È realtà di persone che, nella semplicità dei gesti e dei rapporti, creano famiglia. È condivisione quotidiana di ideali e di valori che vanno oltre il tifo”

Aldo, tu avevi una visione e tante missioni.

“Il mio Toro, la mia missione” è il titolo del libro che ti ho quasi costretto a dedicarmi. Era pochi mesi dopo i Giochi Olimpici di Londra, a una cena.

“Tu chiedi l’autografo a me?”.

Sì, Don Aldo, io chiedo l’autografo a te e adesso me lo tengo stretto come un tesoro.

Ti chiedo l’autografo perché hai vissuto la vita intera dalla parte dei giovani, dalla parte dei poveri, dalla parte dell’America Latina, dalla parte del Toro.

Capisci la differenza, Aldo? Capisci perché i telegiornali non hanno parlato di te ma di un capoclan e di un prete cha ha chiuso gli occhi?

Perché tu hai scelto sempre la parte giusta. E di quella non si parla mai.

Parliamo tutti noi di te, Don Aldo.

E ne parliamo come di quei fuoriclasse che dove i giocatori normali non vedono altro che tibie e parastinchi, vedono invece lo spazio per un tunnel.

Buon viaggio, fuoriclasse.

Per favore, fatti sentire ogni tanto. Tu, senz’altro, troverai il modo.

 

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10 Commenti

  1. giuseppe lazzarini

    Questo post é molto bello.

  2. Mi occupo di pallavolo femminile giovanile e tifo sempre Toro. Sapervi Amici mi rallegra perché significa che talvolta le persone speciali s’incontrano. Siete dei fari anche per chi non vive a Torino.

  3. sergio de tomasi

    Per quello che ieri é successo a Roma non ho parole, lo stavo giusto commentando, molto negativamente, con mia moglie quando è arrivato il un “bip” dal mio cellulare che mi avvertiva che era arrivata una e-mail. Guardo il cellulare ed era propri il tuo post che nel ricordare Don Aldo faceva riferimento alla disgustosa vicenda avvenuta a Roma per i funerali di Casanova. Io e mia moglie abbiamo letto il commento insieme e lo abbiamo apprezzato per i contenuti, per le belle parole rivolte a don Aldo che, non lo conoscevamo ma abbiamo capito che era una grande persona. Purtroppo, come spesso accade, vengono messe in luce le persone “cattive” e, raramente, quelle “buone”. Le persone “buone” non hanno bisogno di “apparire”, di farsi conoscere, di “fare notizia”, la loro testimonianza “sul campo” é più importante dell’apparenza. Gli “altri” devono forzatamente apparire per essere notati (vedi funerale di Roma), se non ci fosse stato il clamore dei media per questa pagliacciata non si sarebbe saputo nulla (come sarebbe stato giusto). Questo sta a testimoniare il fatto che talune persone hanno “paura” di non essere ricordate e hanno necessità di fare molto “rumore” affinché gli altri si accorgano della loro esistenza. Purtroppo si da troppo spazio a queste notizie e il “cattivo” raggiunge il suo obbiettivo : Fare notizia!

  4. Paolo Borello

    Mauro, come sempre …. oltre che nei palazzetti di tutto il mondo anche con la penna riesci a far emozionare ….. e pensare.
    Grazie a te e a soprattutto a Don Aldo per tutto quello che è riuscito a trasmetterci come tutti i fuoriclasse !!!

  5. Rosanna Burdisso

    Grazie Mauro per quanto da te scritto…sì, Don Aldo era proprio tutto questo… fiera e grata a Dio per averlo conosciuto, per aver vissuto, nel mio piccolo, momenti preziosi con lui. Grazie Mauro, sei sulla strada dei giusti e ne sono felice

  6. Complimenti, centrate in pieno le due figure!
    Oramai è sempre peggio, non c’è un ritorno all’onestà e la politica, questa politica, non aiuta gli onesti o chi dedica la propria vita agli altri come Don Aldo!

  7. Forzano Claudia Mondovì

    Caro Mauro, ci siamo incontrati mercoledì, proprio all’ingresso di quel miracolo di Don Bosco, che è il centro Valdocco, per l’ultimo saluto a Don Aldo.
    Ti ho fatto i complimenti per la tua scelta difficile, coraggiosa, sicuramente sofferta.
    Leggendo però le tue parole, mi rendo conto di non essere stata la sola ad aver provato un po’di rimorso, pensando alle richieste ed inviti che tutti noi abbiamo rivolto, negli anni, a Don Aldo.
    Hai ragione, non sarebbe cambiato nulla : lui si sarebbe speso comunque.
    Tutti lo volevano : la sua presenza, la sua vicinanza, era una garanzia, un marchio di qualità.
    Mentre ti scrivo, stanno trasmettendo in televisione il servizio sul funerale del boss.
    Don Bosco sarà fiero di Don Aldo, e felice di averlo finalmente vicino.

  8. Alfredo BERRA

    Bravo Beppe … con una dedica così hai trasmesso anche a me che non ho avuto la fortuna di conoscere Don Aldo l’immensità del Suo valore e con il confronto coi funerali di Casamonica, avvenuto a Roma “che più azzeccato non poteva essere”, hai fatto l’esatta fotografia dell’Italia attuale:
    * da un lato l’Italia sottomessa delle persone perbene, virtuose, altruiste, coraggiose, ecc. che hanno dedicato la vita x aiutare (sotto tutti gli aspetti) chi ha bisogno … Don Aldo
    * x contro l’Italia sfarzosa e spregiudicata dei potenti, dei malavitosi anzi mafiosi che sfidano e intimidiscono le Istituzioni all’interno delle quali hanno certamente i “LORO” … Casamonica!!!
    Speriamo veramente che i Don Aldo riescano a fare qualcosa di lassù altrimenti temo che
    “il MALE PREVARRA’ sempre sul BENE!!!” … Alfredo

  9. Sergio

    Ciao Mauro,
    è sempre un piacere leggerti.
    Purtroppo le ingiustizie ci sono sempre e vanno via sempre le persone migliori, ma questa è la vita. Penso che faranno bene anche dove sono andati.
    Grazie per quello che scrivi, un esempio da seguire…sempre.
    Sergio

  10. Stefano Mecchia

    Ciao Mauro,
    sono un ex consigliere ed assessore allo sport di un piccolo comune di montagna (Villa Santina in provincia di Udine), un grande appassionato di sport e, soprattutto, un Grande tifoso del Toro.
    Ho letto il tuo saluto a Don Aldo Rubino e ho seguito il tuo commento alla Domenica Sportiva e non posso non rimanere colpito dalla tua grande umanità e dalla forza delle tue parole, più che essenziali per ricordare un grande uomo di fede e del Toro come Don Aldo.
    Ho perso mio padre che ero uno studente, troppo giovane e fragile.
    Anche lui era un grande tifoso del Toro e anche lui mi ha lasciato il più grande capitale che un uomo possa lasciare a chi gli vuole bene: l’esempio e l’ammirazione di chi l’ha conosciuto (anche senza carrozze, fuoriserie ed elicotteri…).
    Sono sicuro che, in qualche modo, saranno a tirare Toro da lassù…!!!

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