Addio Valter, miglioratore del mondo

Dove sei Valter? Dove sei finito, adesso? Quelle domande retoriche che non ti piacevano per niente, fammele fare tutte. Fammi chiedere a qualcuno il perché di tutto questo. Tanto non c’è risposta, tanto non serve a niente. Forse. Ma è la possibilità stessa di poter continuare fare delle domande che ci salva dall’atrocità del non sentire risposte, perché qualsiasi domanda è sempre più potente di ogni risposta non data. Quante domande mi hai fatto, Valter. Quanto domande ci siamo fatti. Tu, uno degli uomini più curiosi che io abbia conosciuto. Tu, che sapevi che la curiosità è una virtù assoluta e rara degli esseri umani. Sei arrivato, come spesso mi succede, con una email. Io ignoto a te. Tu ignoto a me. Ma, come spesso succede, nelle parole che uno sceglie scrivendo una email a una persona che non conosce si lasciano delle tracce, dei semi. C’è chi li coglie. C’è chi li butta via. C’è chi li custodisce e aspetta di vedere cosa succederà. C’erano tracce di te in quella email. C’era passione che trasudava perfino dallo schermo del computer dove stavo leggendo. Quando ci siamo visti per la prima volta mi hai fatto dedicare, chiedendomi una dedica personale, dodici libri per le tue dodici atlete. “Sono onorato Valter, ma come faccio? Non le conosco!” Facevo domande stupide già allora. Tu hai sorriso, mi hai dato da studiare il book della società dove c’era una loro foto, una breve descrizione. Poi, semplicemente, me le hai raccontate tu, una per una. Me le hai raccontate come si racconta una storia preziosa, come quando si descrive una persona che ti ha cambiato la vita. Una per una. Io, alla fine, ho dedicato quei libri con la sensazione di conoscere dodici persone in più e con la meraviglia di averle conosciute attraverso i tuoi occhi. Poi mi hai voluto per parlare nella tua azienda. Altra scoperta di te. Ritrovavo quella stessa passione, quella stessa attenzione ai dettagli. Quella stessa voglia di costruire una cosa bella per sé e per gli altri. Un giorno è arrivata un’altra email. Proveniva dal tuo indirizzo ma lo stava usando Alessandra, la tua nuova Presidentessa. Mi scriveva cose che mi facevano congelare il cuore man mano che le leggevo. Mi chiedeva una mano per farti lottare. Ti ho scritto una lettera che resterà per sempre fra di noi, so che ti sei commosso. Avevo promesso che sarei venuto a trovarti, nonostante sapessi che saremmo stati entrambi a disagio di fronte a quelle domande retoriche sul perché. Non sono venuto, Valter, perdonami. Ti ho parlato al telefono e adesso rimpiango di non essere venuto a fare quella domanda insieme a te. Valter, pensare a te oggi è pensare a quel tipo di persone che lasciano il mondo migliore di come l’hanno trovato. Voi miglioratori del mondo non ci passate sopra, non lo misurate, non lo giudicate, non lo sminuite, non lo sottovalutate né lo sovrastimate. Non avete la pretesa di cambiarlo. Semplicemente vi prendete cura del vostro pezzetto di mondo e lo migliorate, giorno dopo giorno, sapendo che non è vostro e che un giorno dovrete restituirlo. Mi piacerebbe descriverti oggi come tu, quel giorno, mi descrivesti le tue atlete. Con la stessa semplicità, con la stessa passione. Mi piacerebbe poterti dedicare un libro, perché così ci siamo conosciuti e così mi piacerebbe lasciarti andare. Ti dedico allora queste righe, non sono un libro ma almeno le ho scritte io, qui nel mezzo di una notte australiana, che adesso non ha più senso né voglia di essere dormita. Il jet-leg sarà una scusa buona, domattina. “Per Valter, per il tuo non aver paura di sognare in grande, per il tuo amore per i dettagli e per il tuo assiduo lavoro di manutenzione del mondo. Con affetto infinito, Mauro” Io, invece, la dedica tua ce l’ho stampata in testa. E’ il tuo regalo per sempre, scritto in quel foglietto che avevi sulla tua scrivania. Una citazione da Honorè de Balzac: “Le grandi passioni non fanno mai calcoli sbagliati”. Questa notte non voglio proprio fare calcoli, giusti o sbagliati che siano. Voglio tenermela tutta quella passione che hai regalato a chi ha avuto la fortuna di incontrarti. Non riuscirò neppure a salutarti, sono dalla parte opposta del mondo per quella pallavolo che ci ha fatto incontrare. Te lo auguro da qui un buon viaggio, Valter. Se poi ti capita di capire il perché, trova il modo di farmelo sapere. Se così non fosse, aspetto. Anche se questo addio diventerà lungo, troppo lungo per i tempi degli esseri umani. Io vado avanti qui, finché posso. Se me lo permetti metterò un foglietto sulla mia scrivania: “Le grandi passioni non fanno mai calcoli sbagliati”.

Buon viaggio, Valter. Prenditi cura di noi.

3 Commenti

  1. Francesco

    Grazie Valter anche grazie a te sono un uomo e un professionista migliore!

  2. Giammarco Bisogno

    Molto bella, emozionante…quando un uomo per bene se ne va lo si percepisce nell’aria, nelle parole, negli sguardi dei dirigenti di Mondovi’, di Alessandra e di lei che rende onore, con i suoi bellissimi pensieri, ad uomo che pur non conoscendolo lo fa amare. La Pallavolo si ama anche per questo. Grazie Sig. Berruto. Giammarco Bisogno

  3. Paolo Borello

    Grazie Mauro per aver dipinto con maestria Valter !!!!
    Grazie a Valter per averci resi migliori !!!

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