Un anno fa, era mattina presto.

Un anno fa, il 12 agosto.

La sveglia che suona alle 5.30 del mattino perché alle 6.30 bisogna prendere il pullman: destinazione Earl’s Court, London. I Giochi della XXX Olimpiade assegnano le medaglie della pallavolo maschile.

E’ tutto diverso da quello che ti saresti aspettato. Tutto meravigliosamente imprevedibile, incontrollabile, inallenabile. Questo stranissimo orario per giocare ne è solo l’ultimo esempio. La magia dei Giochi Olimpici sta proprio nella assoluta impossibilità di ricrearne le condizioni. Se accetti di viverne le emozioni una per una, se accetti di giocare con le carte (che avevi preparato e messo tutte in perfetto ordine) ogni giorno completamente rimescolate, vai avanti. Se non lo accetti, se provi a controllare o a dominare quello che hai dentro e che ti circonda, allora ne sei travolto e sai che è un errore tuo.

Leggi mille volte intorno a te: “Inspire a generation” ma pensi che il vero insight lo stai vivendo tu. D’altronde non si può ispirare nulla e nessuno senza essere attraversati in prima persona da quel demone che permette ai tuoi occhi di brillare.

Niente di più grande, niente di più perfettamente imperfetto, niente di più gigantesco: sta per cominciare la partita che ti separa da una medaglia olimpica.

Mi è stato chiesto di raccontare tante volte, in questo anno, quello che in realtà non sono capace di raccontare. Per descrivere certe emozioni non sono state inventate parole adatte. Forse sono più utili le immagini:

Il silenzio assoluto dentro gli spogliatoi, prima della partita.

Gli occhi di Sava, Ivo, Drago, Mika, Baretto, Fox, Mastro, Bira, Simo, Andrea, Samu, Dante.

L’ultimo punto.

La maglia di Bovo sul podio.

Una salone intero di persone che, a Casa Italia,  si alza e applaude tanto a lungo che sembra non finire mai.

Infine: il braciere che si spegne.

L’ultima immagine di quel giorno meravigliosamente lungo è una passeggiata infinita, da solo, per le vie del villaggio olimpico. Notte fonda. Era già domani: il 13 agosto scopro di avere due cose in testa, che non avrei mai potuto sapere prima o almeno capire con la forza e chiarezza che quella lunga passeggiata mi regala.

La prima cosa è la bellezza di scoprire quanto di profondamente serio ci sia nello sport quando va oltre gli aspetti della tecnica, della tattica, della preparazione fisica. Quanto di profondamente serio c’è quando lo sport rappresenta un Paese: il tuo Paese. Non potrò mai dimenticare l’orgoglio di portare quella bandiera rubata dalla tribuna sulle mie spalle. C’era dentro la voglia di far vedere quanto noi, in quel momento, potessimo essere una fotografia fedelissima di un Paese straordinario, imperfetto e proprio per questo bello di bellezza vera, non artefatta. Noi fotografia fedele di un Paese che sapeva di non aver vinto ma anche di essere riuscito a fare una cosa enorme, contando solo sulla fatica necessaria per realizzarla, sulla volontà assoluta di mettere a disposizione (e in comune) tutto ciò che rimaneva a disposizione. Tutto, anche se non era rimasto tantissimo. Tutto. Nello stesso luogo e nello stesso momento: punti di forza e debolezze, coraggio e paure, forza e stanchezza, sorrisi e lacrime. Tutto. Nello stesso luogo e nello stesso momento per arrivare, insieme, a realizzare  un sogno collettivo e contemporaneamente tanti sogni individuali, in un modo faticoso, magari imperfetto, ma profondamente puro, vero, onesto.

La seconda cosa che quella sera mi è entrata in testa è che un minuto dopo la fine dei Giochi Olimpici, letteralmente un minuto dopo, ti scopri ad incominciare a  pensare a quelli che verranno dopo 4 anni. Non ci si può sottrarre. Per forza o per amore un minuto dopo che il braciere si è spento incominci a pensare a qualunque cosa tu possa fare per tornare a vivere quello che hai appena vissuto e per provare a fare meglio di quello che hai appena fatto.

È ancora esattamente così, qui nel ritiro di Cavalese, un anno dopo.

 

Mauro

 

 

 

 

8 Commenti

  1. Di ritorno da un ora di corsa doccia poi leggere queste Tue belle profonde parole sullo sport sull’itialia e veramente bello grazie Mauro

  2. Che belle parole, anche se ci provo non posso immaginare nemmeno l’emozione che tutti hanno provato quel giorno!

  3. Virginia Sargentini

    … Un anno fa… Noi eravamo a San Martino di Castrozza a pochi chilometri da Cavalese a vivere davanti allo schermo le emozioni olimpiche… Oggi, ancora qui a un passo da voi, ci emozioniamo leggendo il suo articolo… La ringrazio di condividere i suoi pensieri… Così facendo alimenta anche i nostri sogni… Il sogno continua anche per noi!!

  4. Susanna

    e ora mancano solo più 3 anni per sperare di rivivere le stesse emozioni di un anno fa’..

  5. eleonora

    non c’ è nazionale più bella e pura di cuore come la nostra! mi auguro con tutto il cuore che questi ragazzi arrivino in alto! anzi come dice drago di più!

  6. mauro

    Come sempre è bello leggerti. Io a distanza di un anno ho ancora la foto della premiazione (con la maglia del Bovo) sul desktop del PC del mio ufficio, e, ovviamente, non ho nessuna intenzione di cambiarla. Quest’anno sono venuto nella tua Torino (da Milano) a vedere Italia – Cuba di World League, e, come sempre, ho visto il palazzetto pieno e l’entusiasmo di sempre: sei l’ideale prosecuzione tecnica di un percorso iniziato più di vent’anni fa, con gli Europei in Svezia della Generazione dei Fenomeni. Grazie davvero da tutti gli appassionati di volley come me, e, ovviamente, in bocca al lupo per gli Europei di quest’anno, che non mi perderò di certo.

  7. beppebasso

    Grazie Mauro per queste parole che mi hanno riacceso l emozione che solo un olimpiade riesce a trasmettere anche se la vivi semplicemente dalla tribuna come me. Il sogno olimpico appartiene ad ogni sportivo vero sia esso allenatore,atleta,spettatore …e allora sogni d’oro e arrivederci a rio.

  8. beppebasso

    Grazie Mauro per queste parole che mi hanno riacceso l emozione che solo un olimpiade riesce a trasmettere anche se la vivi semplicemente dalla tribuna come me. Il sogno olimpico appartiene ad ogni sportivo vero sia esso allenatore,atleta,spettatore …e allora sogni d’oro e arrivederci a rio.

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  1. Berruto: un anno fa, era mattina presto. | Dal 15 al 25 - [...] E’ tutto diverso da quello che ti saresti aspettato. Tutto meravigliosamente imprevedibile, incontrollabile, inallenabile. Questo stranissimo orario per giocare …

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