Il giro lungo

Un paio km di quadrati, forse meno. Due km quadrati della mia Torino all’interno dei quali si trova la casa dei miei genitori dove sono nato e cresciuto, la chiesa dove sono stato battezzato, mi sono sposato e dove sono stati battezzati i miei figli, l’oratorio dove ho passato 15 anni di vita e ho incominciato ad allenare per scherzo, la scuola media nella cui palestra ho giocato e dove mi sono seduto sulla prima panchina della mia vita (nel campionato di 3 divisione, l’ultima delle categorie possibili), la sede storica del Cus Torino dove ho incominciato a fare sul serio e che considero ancora oggi la mia casa sportiva, la casa mia (quella vera) dove abito e che dista qualche centinaio di metri, metro più metro meno, dal PalaRuffini.

Il PalaRuffini è poi il posto dove ho esordito da capo allenatore ‘professionista’ in serie B1, ho vinto il mio primo campionato (proprio quello con il Cus Torino) e il mio primo trofeo dodici anni fa: la Coppa Italia di serie A2.

Al PalaRuffini il 9 e il 14 giugno tornerò, per la prima volta, da Commissario Tecnico della Nazionale italiana per le partite di World League contro la Germania e Cuba.

Strana la vita: bisogna sempre fare il giro più lungo per poter tornare al punto di partenza.

C’è una poesia meravigliosa di Kostantinos Kavafis che si intitola “Itaca” e racconta del viaggio di ritorno di Ulisse verso casa. Bisogna indugiare in ogni porto, dicono quei versi, assaporare ogni profumo e avere sempre in mente Itaca ma senza mai affrettare il viaggio. “Devi augurarti che la strada sia lunga” scrive Kavafis “Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada”. Ognuno ha il suo pezzo di mondo, scoglio o terraferma che sia, da cui è partito. Io ritrovo il mio per due sere che, credo, saranno davvero indimenticabili.

Ritorno nella mia città rappresentando la maglia azzurra e con una meravigliosa medaglia olimpica da raccontare. Ritorno con una squadra radicalmente rinnovata, espressione di un nuovo progetto che nasce proprio adesso e che, nella mia testa, so bene quale traguardo abbia. Ritorno in una città dove tanto l’architettura urbana quanto il costume sono stati cambiati, una manciata di anni fa, dal più irripetibile degli eventi sportivi, i Giochi Olimpici, e che nel 2015 sarà Capitale Europea dello Sport.

Ho allenato in sette diverse città in Italia, per tre anni in Grecia e per sei in Finlandia. Sono stato benissimo ovunque ma adesso, per due sere, torno a casa. Letteralmente. Torno senz’altro diverso da come ero partito e senz’altro diverso da come tornerò quando questa avventura sarà arrivata a destinazione e, chissà quando e chissà come, proverò a realizzare il sogno di poter fare qualcosa di concreto per la cultura sportiva di questa nostra meravigliosa, discreta, sorniona, visionaria, dinamica, instancabile, combattiva, tenace Torino. Così: giusto per restituire un po’ di quello che ho ricevuto da questa città che nella storia del nostro Paese ha il merito di essere stata la ‘prima’ in tante cose. La mia città: bella e possibile, con le sue eccellenze, con il pantheon dei suoi giganti: Rita Levi Montalcini, Norberto Bobbio, Primo Levi. La mia città dove passa la linea di frontiera della solidarietà di Don Bosco, del Cottolengo, di Ernesto Olivero, Don Ciotti. Torino: bella e possibile nella politica, nelle battaglie civili, capofila e modello nei processi di integrazione, prima fra il nord e il sud del nostro Paese e oggi fra il nostro Paese e i nuovi flussi di immigrazione. Teniamocela stretta questa città con le sue eccellenze e anche con i suoi difetti. Facciamola diventare capitale della cultura dello sport e della cultura del movimento, vero e proprio investimento sul futuro e sulla qualità della vita del nostro Paese di domani, quello che consegneremo ai nostri figli.

Nel frattempo, se qualcuno volesse chiedermi se queste saranno partite come le altre… beh, fatemi pure la domanda di riserva.

Vi aspetto tutti.

9 Commenti

  1. In bocca al lupo… purtroppo non saremo al PalaRuffini, ma vi guarderemo dal nostro divano! Dopo aver letto le Sue parole, mister Berruto, parteciperemo anche noi della Sua gioia ed emozione… Lei è un ct nazionale con una marcia in più, arriva al cuore!

  2. Enrico Comollo

    Caro Mister, le tue parole mi hanno commosso, come tifoso, come torinese. Sono tornato a casa da poco dopo avervi visto “all’opera” al Palaruffini.. che dire.. le emozioni che regalate dietro uno schermo non sono minimamente paragonabili e ciò che si prova a 10 metri da tutti voi! Siete una squadra meravigliosa, sono orgoglioso che rappresentiate il mio paese ma la cosa che trasmettete a tutti noi e che vi fa amare ancora di più è la vostra UMANITA’.. non perdetela mai perché vi contraddistingue e vi fa essere quel qualcosa in più!!
    Porta nel mondo un pò di Torino!
    A venerdì!!
    Ti abbraccio!!
    Enrico

  3. Angelo Gritti

    Ciao Coach volevo solo ringrazianti perché sei prima di tutto una grande persona e un grande allenatore ti ho ascoltato nei miei corsi d’oggiornamento e ai raduni per selezionatori provinciali e credo che la il tuo progetto per Rio sia da condividere in pieno insomma grazie e forza Italia Angelo

  4. Filippo Della Valle

    La seguo da tempo: i suoi editoriali, i suoi interventi televisivi, il suo blog. La seguo anche nello sport, nella pallavolo. Ora ho vinto la mia pigrizia e posso dirle una cosa: oltre a seguirla da tempo, la stimo molto.

  5. Lazzro

    io nn so ki tu sia, se guardo in internet lo scopro subito…. ma no…. voglio solo gustarmi quello che hai scritto! complimenti una poesia!
    comunque… in bokka al lupo!

  6. Cristina

    Emozionanti e quasi commoventi queste parole,per me che amo Torino e anche il volley. Darei moltissimo per poter essere seduta al Palaruffini a godermi la vostra partita ma non e’ possibile quindi gioiro’ della vostra bravura guardandovi in tv e tifero’ come sempre dalla prima all’ultima battuta!In bocca al lupo CAMPIONI!!!

  7. Sergio

    Una sola parola: Grande!
    A stasera…

  8. Ciao Mauro, ancora una volta riesci ad emozionarmi. Succede se seguo i tuoi interventi a “scuola di sport”, se leggo i tuoi libri, se ci scriviamo in merito alla nostra comune “malattia granata”. Così mi ritrovo alla tenera età di 55 anni ad asciugarmi la lacrima che scende mentre rileggo anche a mia moglie le tue parole. Grazie. Massimo

  9. Kalos Costa

    Grazie Mister a lei e ai suoi ragazzi per averci regalato queste splendide emozioni.

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