L’albero che cade e le foreste che crescono

Un albero che cade, è risaputo, fa decisamente più rumore di una foresta che cresce. Tuttavia non bisogna mai dimenticarsi di raccontare della foresta.

Ieri, complice la mia presenza al corso di aggiornamento nazionale per gli allenatori che si teneva ad Assisi, ne ho approfittato per rendere omaggio a un tratto di circa 50 km di strada che è diventato uno dei nuovi epicentri del volley nazionale. Se un appassionato di volley maschile partendo da Perugia risale verso l’Altotevere trova, in 50 km appunto, due squadre di A1 che stanno facendo un eccellente campionato e una di A2 che, al momento attuale, guida la classifica con zero sconfitte su 15 partite e 10 punti di vantaggio sulle seconde.

Ieri era in calendario il più classico dei derby (S.Giustino contro Perugia) in una zona e in un palazzetto che ricordo bene quando mi ospitò da avversario. Un posto caldo, che trasuda di passione, musica, tamburi. Si sa che l’Umbria, oltre ad essere una regione meravigliosa, è una zona d’Italia di quelle che difendono le proprie tradizioni con trasporto, con sano ed acceso spirito campanilistico. Insomma c’erano tutti gli elementi per una serata ad alta tensione agonistica.

Queste le premesse. Poi, entrato nel PalaKemon, ho trovato i due Presidenti che si abbracciavano e sorridevano insieme dietro alle loro rispettive panchine, un palazzetto pieno come un uovo ed entusiasta, con le due tifoserie rigorosamente divise da… nulla e zero divise di rappresentanti della forza pubblica a presidiare questo confine ..inesistente.

Le due tifoserie organizzate, fin da prima della partita, si sono sgolate senza un insulto uno, senza una parola che non fosse di esclusivo supporto ai propri colori fino all’ingresso in campo dei due arbitri. In veste di primo arbitro una donna: Ilaria Vagni, bravissima arbitro internazionale della nostra Federazione nata e residente, guarda un po’, … a Perugia!

La partita, intensa e combattuta, ha avuto momenti di alta tensione agonistica, qualche normalissimo screzio. Perfino un cartellino giallo per proteste mentre tutto intorno… restava inalterato quel clima che ho descritto, che aveva preceduto il fischio di inizio e che così rimaneva dopo la fine, un 15-13 al tiebreak (che è un po’ come un match di calcio che finisce con un goal al 94′).

Già il calcio… Non ho mai nascosto, amo il calcio. Mi appassiona profondamente. Quel calcio che, come da routine, riempie le prime 10 pagine di tutti i quotidiani sportivi (e almeno le prime due delle pagine dello sport di tutti quelli politici) con le proprio polemiche del lunedì, del martedì, del mercoledì, del giovedì, del venerdì, del sabato e della domenica.

È evidente che il calcio muove la mia e le nostre passioni in qualche forma ancestrale che bisognerebbe provare a studiare (in realtà esiste chi lo ha fatto)  per provare a capirne, in modo scientifico, il perché (e questo non vale solo per noi italiani, naturalmente). Sarebbe stupido rinnegarlo: io stesso nel viaggio di ritorno da S.Giustino a Torino sono rimasto incollata alla radio a sentire, immaginare, sognare la grande partita che il mio Toro stava facendo a San Siro contro l’Inter.

Tuttavia non bisogna smettere di raccontare della foresta che cresce, della sequenza di lezioni di civiltà che il pomeriggio umbro di ieri mi ha regalato (e sto parlando del campionato di serie A1 di uno sport che nelle ultime 5 edizioni dei Giochi Olimpici ha portato in Italia 4 medaglie…). Stesse lezioni che arrivano, ogni domenica, dal pubblico, dagli atleti, dai club di Castellana Grotte, Cuneo, Latina, Macerata, Modena, Piacenza, Ravenna, Trento, Verona, Vibo Valentia (in rigoroso ordine alfabetico), da tutti i campi della A2, da tutte quelle palestre dove si gioca a pallavolo dal lunedì alla domenica, dalla Under 12 alla B1. Pensare alle “nostre” polemiche (che qualche volta si tenta persino di amplificare…) fa sinceramente sorridere rispetto a ciò che leggiamo dal lunedì alla domenica su quelle prime 10 pagine di cui parlavo prima.

Non voglio essere frainteso: non sto qui a rivendicare nessun senso di superiorità morale del volley rispetto a nessun altro sport. Sono qui a ricordare (perché succede in TUTTI gli sport, senza NESSUNA eccezione) che lo sport è  un’occasione in cui altri esseri umani ci spingono ad eccellere, come il prof. Keating, ne “L’attimo fuggente”, insegna ai suoi studenti…proprio su un campo di calcio (http://www.youtube.com/watch?v=0oOPCDwNUvY)

Sostengo semplicemente che ci sono meccanismi diversi che muovono queste passioni e che andrebbero indagati, capiti, per poter fare un passo in avanti in termini di civiltà. Non cambierò idea finché non vedrò una donna nata e residente a Roma arbitrare Roma-Lazio o vedrò Buffon scendere in campo contro il Toro indossando la maglia di Marra, libero del Piacenza.

Mi dispiace, ne ero facile profeta ieri, trovare descritto in poche righe quello che ho vissuto ieri nella 34esima pagina dei quotidiani sportivi. Mi dispiace continuare a sentire amplificato a dismisura il rumore dell’albero che cade. Mi dispiace che addirittura talvolta succeda che ci venga la tentazione di buttare giù un alberello tanto per fare un po’ di casino e far sentire che ci siamo anche noi.

Ci sono foreste che crescono e, per fortuna, continuano a farlo anche se nessuno ne parla o quasi se ne accorge. Bisogna passare meno tempo a leggere di alberi che cadono e andarci di persona, per respirare un po’ di aria pulita, ben ossigenata.

Nello sport, in politica, nella vita sociale e civile del nostro Paese ci sono (pochi) alberi vecchi che hanno nel cadere il più fragorosamente possibile il loro obiettivo. Poi, credetemi, ci sono intere foreste che crescono, in silenzio.

Se volete saperne di più (o come forma di protesta civile) sfogliate i giornali partendo dall’ultima pagina verso la prima.

16 Commenti

  1. che grande!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. William

    Da Tifernate (nome degli abitanti di Città di Castello), da arbitro FIPAV e sportivo in generale, non posso non provare piacere a leggere queste righe, che rispecchiano il mio modo di vedere lo sport. Come il volley, ce ne sono tanti altri che potrebbero insegnare tanto… o forse, è solo il calcio che ha molto da imparare, e più che il calcio, certi “tifosi” del calcio.
    in ogni caso, ormai è da tanto che leggo il quotidiano dall’ultima pagina… la prima metà è carta sprecata!

  3. Parole sante!Ieri invece ero all’All Star Game femminile e l’atmosfera era praticamente la stessa!Aggiungendo che le varie tifoserie presenti hannp fatto cori supportando Modena che, come ben sai, è purtroppo fallita…
    Sono d’accordo con te, le foreste che crescono fanno meno rumore…ma profumano di più!

  4. Walter Polato

    Da anni ormai la penso come te. Io credo che intutti gli sport (anche nel calcio, e a me è capitato accompagando mio figlio alle partite quand’era pulcino ed esordiente. oOra si è dato al volley) sia possibile assistere a veri spettacoli di lealtà, rispetto reciproco dove l’avversario non è un nemico da abbattere ma un altro competitore “contro” il quale devi GIOCARE (per me la dimensione del gioco è fondamentale)Ti ringrazio.
    Walter Polato

  5. ANDREA

    Grandissimo coach Berruto, io da sangiustinese e facente parte di quel magnifico gruppo di ragazzi che è la FLB, non posso che essere d’accordo con le sue parole e fa davvero piacere veder leggere ciò che ha scritto, perché questo e’ il VERO SPORT di cui si dovrebbe parlare più spesso….

  6. Mister X

    Anche io ieri a San Giustino ho applaudito il C.T. Berruto, le due squadre e tutto il contorno.
    Io dividerei l’esasperazione del calcio in due parti: la parte attiva (calciatori, allenatori, dirigenti, etc etc) si comportano in una certa maniera mossi dal Dio denaro (mica poco eh..). Mentre la parte passiva usa il calcio come scusa per sfogare le proprie frustrazioni: sono inca***to? Bene, me la prendo con i ladri di turno.
    Credo che se la pallavolo si sostituisse al calcio cambierebbe poco..La colpa è della gente, non dal tipo di gioco..

  7. annamaria

    sono un interista delusa dal calcio ex tifosa sisley purtroppo tifo San giustino per il suo capitano hai ragione Mauro il tifo che trovo ha palakemon è cosi bello che mi faccio km 350 circa con soddifazione .scusa qualche italiano in piu nella nostra nazionale non ci starebbe male un saluto un in bocca al lupo per tutto

  8. Giuseppe

    La pallavolo non è un’isola felice a dispetto del “diocalcio”. Polemiche ce ne sono anche nei nostri campi e fuori dal rettangolo di 81 mq, dalle serie maggiori (e a volte toccano anche la maglia azzurra) fino all’ultimo campetto di provincia, dove un allenatore si permette di insultare pesantemente ad alta voce il segnapunti di società reo, a suo parere, di aver lucrato un punto per la squadra ci casa. Le polemiche ci sono anche tra i pochi giornalisti appassionati di pallavolo, pensa te…
    La differenza? Probabilmente i nostri alberi che cadono sono un’eccezione rispetto alla regola della foresta che cresce.
    Non so se ho ragione o meno caro Mauro, ma mi piace pensare che sia proprio così (ed è per questo che andrò sempre a stringere la mano all’allenatore avversario anche quando questo continua ad insultare, perchè voglio far parte della foresta).
    (Un Gobbo molto deluso da quello che ha sentito, e per fortuna non visto, sabato sera al ritorno a casa dalla palestra)

  9. Etrusco 53

    Grazie Coach, i tifosi dell’Altotevere Volley di Sangiustino (come, sono certo, di tutte le altre squadre del volley) “tifano” tanto, lo fanno in modo colorito, chiassoso, a volte forse anche un po’ sopra le righe, ma sempre “a favore”, mai “contro”.
    Gli avversari sono persone che condividono con te la tua stessa passione, non sono il nemico: senza di loro non potrebbe esistere “il gioco”.

  10. Claudia

    Grazie per queste parole Mauro. Ci hai fatto riflettere….. hai ragione : non ci dimentichiamo delle foreste che crescono !!!!

  11. Francesca

    Grande coach!grazie per le bellissime parole!

  12. fernando 29 gennaio 2013

    condivido totalmente le bellissime considerazioni lette. Vorrei aggiungere che tale clima di massima sportività e di reciproco rispetto, di “tifo a favore ” ho potuto scoprirlo solo ” da grande”, frequentando un palazzetto dello sport e per l’occasione il palakemon di San Giustino, disertando per qualche domenica i campi di calcio. Penso che sia un robusto alberello quello che sta crescendo : diamogli tutti una mano, facciamo sì che tali comportamenti escano dai palazzetti e diventino piano piano motivi portanti della nostra società

  13. Giorgio

    Ho letto tutto d’un fiato e condivido pienamente. Belle parole. Come sempre lei coach, si distingue per profondità di pensiero.

  14. Oriano

    sono un ex dirigente della Roma Volley, campione d’italia nell’anno del giubileo,(2000) da umbro seguo con piacere il S.Giustino Altotevere, sopratutto dopo che è arrivato il carissimo Ezio Porro che ho avuto il piacere di averlo AL CUS Roma negli anni 2005_2007. Sto leggendo cose egregie che girano intorno a questa squadra, il merito di tutto è la serietà di tutti i dirigenti e degli allenatori.. Continuate cosi…… questo è il mio, grosso augurio per vederVi presto Campioni D’ITALIA…

  15. Paolo santuz

    Sno orgoglioso della nostra diversità , e’ bello parlarne con i bambini in palestra ….

  16. Fravolley23

    Grande Mauro, bellissime parole e bellissimo insegnamento. Anche io, anche essendo una ragazza, amo il calcio come del resto la pallavolo e condivido pienamente le tue parole. Nel calcio cose del genere non si vedranno, purtroppo, mai. Giocando a pallavolo posso dire che è davvero così perchè spesso si creano vere alleanze tra tifoserie avversarie.

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