La lettera di una mamma spiega la pallavolo come “luogo del crescere”

Nella bellezza di avere un sito personale accessibile a chiunque lo desideri c’è la possibilità di ricevere delle lettere come questa. A me piace scrivere, ma in questo caso mi limito a copiare ed incollare la lettera che ho ricevuto da parte di una mamma che ci ricorda come la pallavolo possa essere un “luogo del crescere”. E’ il miglior augurio per il 2013 che potessi immaginare ed è soprattutto il tributo a quella parte “sommersa dell’iceberg” del nostro movimento di cui si parla di meno ma che permette a tutto il resto di esistere. Quel “luogo del crescere” dove si diventa, grazie allo sport, cittadini migliori e dove, come effetto collaterale, qualche volta nascono anche dei campioni. Grazie alla sig.ra Oriana (alla quale ho chiesto la possibilità di pubblicare questo scritto). Grazie e buon anno a quelle 400.000 persone che fanno e che sono la pallavolo italiana.

Gent.le Sig. Berruto, sono la mamma di un ragazzina che attualmente gioca in una piccola ma dignitosa squadra di pallavolo di provincia…e mi piacerebbe raccontarle una fotografia. Porti pazienza inizio così poi spero di raccontarle il senso di questa lettera. La foto è fatta in una piccola ma dignitosa palestra di paese…sullo sfondo ci sono tutti gli sponsor che hanno nomi di fabbriche o realtà produttive locali ma che a guardarli bene si intravedono dei visi…il viso della signora della gelateria che conosce tutti i bambini del paese per nome, del negoziante di scarpe “trendy” dove i ragazzi si comprano le scarpe per giocare, del personale della pizzeria che oltre a essere sponsor fa lo sconto ai giocatori e così via… in primo piano c’è una quindicina di ragazzine, un under 14 femminile, sono sorridenti ed emozionate… qualcuna acciughina, qualcuna più massiccia, qualcuna con i brufoli, tutte con la maglietta bianco-verde e pantaloncini neri, anche i calzini sono tutti uguali perché qualche mamma ne ha comprati per tutte. In questo piccolo gruppo ci sono storie ed origini molto diverse che si sono potute incontrare grazie ad un campo di pallavolo. Ci sono gli allenatori e il dirigente che è anche genitore di una di queste ragazzine. Io sono la mamma di una di queste. Questa piccola squadra ha avuto storie di arrivi e di partenze, alcune di loro dopo aver iniziato qui se ne sono andate da altre parti per poter giocare e vincere. Altre sono rimaste. Non sono qua per giudicare se questo è bene o se è male, ma per raccontarle perché noi abbiamo scelto di restare… alcuni di noi genitori si sono chiesti che cosa ci aspettavamo da noi stessi, dalle nostre figlie, da questa squadra e da questo sport. Abbiamo sentito che all’interno di questa squadra c’eravamo anche noi adulti, chi in modo più attivo, chi più critico, chi in modo sempre accomodante…e le nostre figlie un po’ ci assomigliavano. Con loro abbiamo resistito l’anno scorso quando abbiamo vinto una sola partita in tutto l’anno, (quest’anno ne abbiamo già vinte due!!)…con loro abbiamo gioito dagli spalti per un buon passaggio anche se poi non facevano punto…le abbiamo sostenute e accompagnate nella sconfitta mostrando loro anche altri significati del giocare insieme… rimandandogli l’impegno che ci mettevano nel crescere come giocatrici, la gioia che provavano nell’incontrarsi nei tre allenamenti settimanali, la loro capacità di incastrare questi con le esigenze della scuola, il superare le diversità anche di carattere per poi ritrovarsi in partita e perdonarsi gli errori o gioire per chi e con chi fa punto. Ecco il senso di questa foto, quello che mi arriva da questa immagine è il sentire che come genitori stiamo allenando le nostre ragazze alla vita e questo ci è permesso anche grazie ad una piccola ma dignitosa squadra di pallavolo. Mi sono permessa di raccontarle questo perché ritengo importante offrire ai nostri ragazzi opportunità di meta-letture, di riflessioni sui contenuti e sui processi presenti nelle cose che fanno nella loro vita e ritrovo in lei questo tipo di capacità su piani di grande responsabilità nell’ambito sportivo…e questo ritengo sia un modo di essere adulti che fa bene a chi si sta strutturando evolutivamente perché i ragazzi possono introiettare buoni modi di diventare grandi e di rapportarsi con l’impegno personale, la fatica e con modi sani di diventare visibili agli altri. Come genitore e come professionista nell’ambito del sociale sento di avere una responsabilità nel proporre letture diversificate in modo che loro possano scegliere avendo strumenti allenati al sentire, al vedere, al riflettere, al guardare oltre la vittoria o alla sconfitta. Al guardare la vittoria o la sconfitta come uno sfondo all’interno del quale loro sono in primo piano. La ringrazio della disponibilità nel leggere questa mia mail che voleva essere anche un ringraziamento alla Pallavolo come luogo del crescere. Le auguro Buone Feste, Oriana Franceschin

14 Commenti

  1. Sergio

    M E R A V I G L I O S O
    queste sono le persone che fanno bene allo sport ed al nostro in modo particolare.
    Che tutti possiate trascorrere una serena notte di passaggio ad un anno che speriamo con meno problemi.
    Buon 2013.

  2. Massimiliano

    Da allenatore cerco di diffondere questa tipologia di valori. Sempre da allenatore mi inchino di fronte a tanta saggezza perché atteggiamenti e modi di pensare così positivi ci rendono fieri del lavoro che cerchiamo di svolgere. Non potevo iniziare meglio questo 2013. Auguri Oriana….e chiaramente a tutti (mister compreso 😉 )

  3. Io credo che se lo sport fosse preso più in considerazione per e dai più giovani, tanti di quei problemi, di cui ci si lamenta tanto, spesso generalizzando, riguardo ai ragazzi (droga, bullismo, violenza…), sarebbero risolti: lo sport veicola valori antichi ma pur sempre validi, comunque positivi, rimanendo in una moderata competizione. Io faccio pallavolo da otto anni e, anche se non ho avuto successo nel campo,, sento che mi ha cambiato la vita e che le devo moltissimo.

  4. Giulio

    Bella la lettera e pienamente condivisibile.
    Ho fatto le stesse riflessioni avviando i figli allo sport. Speriamo che si diffonda questo atteggiamento e che le istituzioni capiscano l’importanza di favorire questa attività educativa. Negli ultimi anni si è investito troppo poco nello sport per i giovani.
    Tanti compliemnti e concludo dicendo che sono felice di aver letto la mail questo primo giorno dell’anno! speriamo sia di buon auspicio. Giulio Battagliarin.

  5. stefano

    beh che dire? è la fotografia calzante di tutte quelle realtà come quella in cui opero (lo Sporting Pavona) piccole ma che fanno di tutto per insegnare alle ragazze prima di tutto a crescere e poi a giocare a pallavolo signora Oriana complienti a lei e alle ragazze che rappresenta

  6. Quell’allenatore potrei essere io, quelle potrebbero essere le mie ragazze, la mia associazione.
    Grazie

  7. Bella lettera! Altrettanto belle sono le parole dei piccoli atleti che crescono in un ambiente sano e con regole. quando arrivano a comprendere cosa hanno trovato in quella realtà , magari ti ringraziano anche… beh non più tanto piccoli i miei! Sono del 98 – 01 ma tre anni fa erano proprio piccoli !

  8. Simonetta Martellini

    Mi ha cresciuto, eccome, la pallavolo. La giocavo vestita da tennis, per i miei genitori era quello lo sport giusto per una signorina. Si arresero solo quando per caso incontrarono il maestro, che chiese loro: dov’è finita vostra figlia? Una vita fa ero anch’io una delle ragazzine di mamma Oriana. Si lottava in campo, ma anche per essere almeno in sette. Le trasferte su due Fiat 500, dieci ragazzone e altrettanti borsoni. Tra i tanti ricordi, Allumiere, Tolfa… campi in pendenza, invasioni di galline. Palloni di cotica, per la lunga vita su cemento, sampietrini, sotto l’acqua. Un campionato intero senza neanche una vittoria. La gioia di uno sponsor, con maglie finalmente griffate. Le incomprensioni, le liti tra ragazze, l’immensa solidarietà tra compagne, l’appuntamento fisso con gli allenamenti, all’aperto, con qualsiasi tempo. Metto tutto alla rinfusa, così com’è nel mio cuore. Dove un posto particolare è riservato al grande privilegio di essermi ritrovata per caso – un puro, felicissimo, straordinario caso – a rivivere la MIA pallavolo per professione. Caro Mauro, alle giovanissime atlete di mamma Oriana auguro di incontrare tutta la mia fortuna. Di cui quella pallavolo di tanti, tanti anni fa è stata il punto di partenza. Ma che ancora oggi mi dà sensazioni di grande ricchezza. Buon anno a tutti

  9. emanuela formenton

    Come non riconoscere in questa fotografia la nostra palestra, i nostri dirigenti, i nostri allenatori. E’ questa la pallavolo che vivo ogni giorno in palestra, che si insinua in ogni giorno della mia settimana, che percorre i giorni delle mie figlie, che attraversa gli occhi delle mie mini atlete del minivolley, che scompiglia l’agenda di mio marito.
    Caro Mauro, i vostri occhi lucidi a Londra, la maglia di Bovo nascosta alle hostess per essere sventolata sul podio, quel bronzo dorato sventolato al pub con i tuoi ragazzi che finalmente potevano sedersi su uno scalino a farsi una birra come tanti loro coetanei dopo una partita di terza divisione, tutto questo nasce proprio da palestre come quelle di Oriana o come la nostra ed è bellissimo sapere di esserne parte.

  10. Lo sport è stato sempre una scuola di vita. Lo è stato per me da giocatrice, oggi lo è per mia figlia che è giocatrice e nell’est Europa dove sono cresciuta scuola e sport andavano mano nella mano….Se si impara da piccoli sarà uno stile di vita. “Mens sana in corpore sano” si insegnava in Romania…

  11. Lo sport e la pallavolo sono scuola di vita, per me è stato così da quando avevo 5 anni. Ecco perchè a 26 anni ho lasciato famiglia, cambiato regione e provato a creare un progetto dove al centro c’è l’educazione dei giovani portata avanti attraverso lo sport. Dormire 6 ore a notte, alcune anche meno, non pesa neanche se lo fai per 4 mesi di fila perchè basta un sorriso, vedere un’atleta superare i propri limiti che tutti sacrifici che si fanno vengono ripagati a pieno.

    Un grazie alle soceità che mi permettono di realizzare questo piccolo sogno: il Progetto Volley in Valle – edizione 2012 – 2013

  12. Claudio

    Ci vorrebbero tante signore Oriana nel nostro paese,diffondere i valori dello sport sano che contempla la sconfitta come elemento del partecipare,il volontariato dei genitori che aiutano le nostre società sportive ad andare avanti in momenti di crisi,in cui gli sponsor sono solo le piccole aziende locali di cui parla la signora. Io vi portò il mio esempio. Dopo aver lasciato il calcio giovanile per andare a lavorare,tramite una persona del mio paese vengo a sapere che cercano dei dirigenti per una squadra giovanile di cacio,ebbene ,insieme ad un mio amico decidiamo di fare qualcosa di utile per la comunità. Ci aggregano alla squadra juniores,collaboriamo col mister,facciamo tutto praticamente,massaggiatori,guardalinee,portaborse(non quelli dei nostri politici!) pure allenatori in mancanza dell’allenatore squalificato o espulso. Fu in queste ultime occasioni mi accorsi che avevo la stoffa per diventare anch’io capo allenatore,riuscii a dare consigli utili ai fini della partita,a fine campionato la società promise a me e al mio amico di pagarci l’iscrizione al corso di allenatori(costo dell’epoca circa 1500,00Euro) entro un anno. Purtroppo l’anno seguente ci accorgemmo che eravamo stati raggirati e pure derisi,qualche ex giocatore addirittura mi disse ” non ti preoccupare abbiamo bisogno di manodopera”. Mi son sentio così trise e inutile,ma non mi persi d’animo ,e feci l’iscrizione da solo al corso di allenatori,ben sapendo che avevo poche possibilità di essere scelto perché avevo un punteggio basso come passato da giocatore. Per fortuna fui scelto come ultimo grazie alle poche iscrizioni,il corso iniziava dalle17 alle 23 e poi andavo a lavorare di notte,così feci per 4 settimane un tour de force confrontandomi con giocatori che avevano giocato pure in Champions League. Dopo un mese conseguii il diploma di allenatore pagandomi da solo i 1500,00 euro,quindi cominciai la mia avventura da allenatore giovanile con risultati altalenanti,pure un 8-0 sul groppone ma finimmo a metà classifica,ma portando valori sportivi positivi punendo con la sostituzione chi simulava o offendeva gli avversari, al presidente non piacque la mia inesperienza e convinto da alcuni genitori ingaggiò un allenatore molto più esperto e anche più caro con la promessa di vincere il campionato. L’anno seguente cambiai società ma mi ritrovai contro in campionato la mia ex società e i miei ex giocatori,con la squadra più giovane del campionato finimmo a metá classifica e con un pareggio all’ultimo minuto la mia ex squadra perse il campionato. Quando dovevo raccogliere i frutti del mio lavoro, fui di nuovo sostituito dallo stesso allenatore,fu molto deprimente ,lavoravo duramente ma non avevo la possibilità di costruire. Riuscii a trovare una squadra di nuovo,la società dove avevo iniziato come dirigente,arrivammo secondi a fine campionato e fui confermato finalmente per l’anno seguente ,nel quale stabilimmo record senza precedenti ,miglior difesa,miglior attacco con 82 gol(3,4 di media) una sconfitta,4 pareggi e poi tutte vittorie,addirittura un 10-1 nel derby contro la squadra che aveva vinto l’anno prima il campionato,poi vicemmo anche le finali regionali,fu un trionfo. Il messaggio che voglio darvi é : mai arrendersi,tenete duro ,anche i manovali possono un giorno diventare capo cantiere.

  13. Fravolley23

    Nella mia squadra (giovanile) accade la stessa identica cosa e fa piacere sapere che ci siano altre realtà così. Io faccio parte di una squadra provinciale che vive la pallavolo allo stesso modo, le uniche differenze sono il colore delle maglie (azzurro come quello dell’Italvolley) e il fatto che anche essendo pochissime in squadra (neanche 12) con la forza del gruppo abbiamo vinto tanto !

  14. patty

    E’ bello trovare dei genitori che lasciano vivere questo sport ai loro figli.Perchè imparino a vincere, perdere, lottare, cadere e rialzarsi.
    Complimenti a lei e a tutti i genitori come lei.

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