Verso Rio

E’ terminato da poche ore il primo collegiale al Centro di Preparazione Olimpica dell’Acqua Acetosa a Roma, con l’obiettivo di identificare, monitorare e accompagnare dei ragazzi finora mai convocati con la Nazionale Seniores in un percorso il cui traguardo finale è il sogno più grande di ogni essere umano che faccia sport. Esattamente 4 mesi fa, più o meno all’ora a cui scrivo, un braciere composto da 204 petali (uno per ogni nazione rappresentata) accendeva i Giochi Olimpici di Londra. 4 mesi non sono niente. Non c’è quasi neanche il tempo di riflettere bene, con lucidità e con un approccio non tanto emozionale ma “scientifico”, su quanto è successo. Io ed il mio staff abbiamo voluto rimettere in moto questa macchina il più in fretta possibile, provando a fare un esercizio di questi tempi così complicato. Pensare il futuro. Immaginarlo. Abbiamo provato a pensare a Rio de Janeiro, abbiamo provato a disegnare quei giorni. Abbiamo voluto condividere questo sguardo “prospettico” con dei ragazzi che il futuro hanno il diritto di sognarlo perché hanno talento e tempo a disposizione per realizzare il loro potenziale. Abbiamo voluto dirglielo il più in fretta possibile, per permettere loro di usare tutto, proprio tutto, quel tempo a disposizione. Dire oggi se a Rio vedremo in campo qualcuno dei 28 atleti (e di qualcun altro che si aggiungerà a questa lista) che si sono allenati in queste 48h con noi è impossibile. Ma vedere l’energia messa in gioco da questi ragazzi al semplice pensiero che questa è una possibilità reale è stato come nuotare in un mare pulito. Grazie alla Fipav, al Coni e alla Preparazione Olimpica, alla Lega Pallavolo di serie A e a tutti i club che hanno permesso queste 48 ore. Che bello quando si lavora insieme per costruire un possibilità, per identificare un percorso, per programmare la realizzazione di un sogno. Che bello sognare, come diceva Flaiano, con i piedi ben saldi sulle nuvole. E’ un esercizio utile al nostro movimento, allo sport in generale.  E’ un esercizio straordinariamente utile, oggi, al nostro paese. “Proviamo a immaginare come saremo nel 2016 e, perchè no, proviamo a immaginarci protagonisti”. Insieme a qualche regola e a un po’ di concetti tecnici e tattici, ho chiesto proprio questo a questi ragazzi, al mio staff e a me stesso. Perché nessuno, proprio nessuno, di noi è certo del fatto che ci sarà. Tutti noi siamo fuori da questa zona di comfort (che è il posto più pericoloso al mondo dove vivere). Tutti noi dovremo mettere in moto energie inaudite per poterci essere davvero. C’è un meccanismo psicologico che si chiama “self fulfilling prophecy”, termine coniato nel 1948 da Robert Merton. Si traduce in italiano come “profezia che si autoadempie”. Avete presente quando dopo aver studiato 990 pagine di un testo scolastico e avendone saltate 10 ci viene in mente, pochi minuti prima dell’esame, “Oddio, e se mi chiedesse proprio quelle…?”. Inconsciamente faremo in modo di essere interrogati proprio su quelle, realizzando (ahimè) la nostra profezia. Ma se questo è vero deve poter succedere anche al contrario! Credo, infatti, che praticamente tutti noi abbiamo avuto un compagno di classe che studiava 10 pagine su 1000 e riusciva a farsi fare una domanda proprio su quelle… Siamo padroni del nostro destino molto più di quanto pensiamo. Possiamo creare le condizioni per far accadere quello che ci sembra solo un sogno in maniera molto più efficace di quanto immaginiamo. Questo è l’augurio che faccio a me stesso, al mio staff, a questi atleti che ho incontrato oggi per la prima volta e a tutti quelli che ho incontrato nel mio mandato di CT fino ad oggi. Competere ed eccellere nel contesto olimpico credo che sia una delle prove più complicate, più affascinanti, più straordinarie a disposizione di un essere umano. Te ne accorgi quando, ancora dentro al palazzetto al termine dell’ultima partita dei Giochi Olimpici ti scopri ad incominciare a pensare già a quelli successivi. In uno dei primissimi allenamenti, nel maggio del 2011, per giustificare la necessità di fare un allenamento di 6 contro 6, salti compresi, al mattino dissi che avevo guardato lo programmazione dei Giochi di Londra: la finale per la medaglia di bronzo sarebbe incominciata alle 9.30. Self fulfilling prophecy.

Se c’è una cosa di cui sono certo è che questa volta la prima cosa che guarderò sarà l’orario della finale giusta…

6 Commenti

  1. Grazie coach. Un maestro di vita che tutti dovrebbero avere. Una guida. Una certezza. Una gioia. Solo questo. Grazie…

  2. Miki Zoodipendente

    In bocca al lupo Mister! Non sarà facile ripetersi ad alti livelli con un gruppo nuovo ma se ci mettete grinta ed entusiasmo nessun traguardo è precluso. Io continuerò a tifarvi sempre comunque vada e anche quando saró lontano 20000 km dall’Italia,perché passione e amore per la pallavolo non hanno confini!
    Fate vedere a tutti chi siete!!

  3. …*_*!
    Non stacchi un attimo gli occhi, da quella finale! Lei è un grande, mister!

  4. Marco Silvino Di Eduardo

    Ho assistito alle sedute di Lunedi pomeriggio e l’aria che si respirava era quella di qualcosa di importante su cui si iniziava a lavorare . Compimenti a tutti , staff e giocatori, per questa sensazione che avete trasmesso.

  5. Andrea

    Self fullifing prophecy o, in italiano, “legge di attrazione universale” perchè una cosa si realizzi basta desiderarla con tutte le proprie forze senza ossessionarsi… Bravo Mister, iniziamo a guardare “gli orari giusti”… comunque la parola chiave è “consapevolezza”, di ciò che si vuole prima di tutto, da lì partire… e arrivare dritti ognuno al proprio personale “oro olimipco”

  6. ..io sono il padrone del mio destino..
    ..io sono il capitano della mia anima..

    Un grande allenatore..e per chi ama la pallavolo e sa chi sei..un grande uomo!

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  1. Berruto: verso Rio, fra schiacciate e “profezie” | Dal 15 al 25 - [...] testo completo su http://www.mauroberruto.com/2012/11/verso-rio/ …
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