Stili di vita

Nei 27 articoli del decreto che vorrebbe definire le nuove regole della salute ci sono alcuni chiari segnali che si riferiscono al tentativo di indirizzare i cittadini del nostro paese verso stili di vita più salutisti. Dal fumo alla tassa sulle bibite zuccherate e gassate, passando per il videopoker,  è chiaro  il messaggio che il Ministro Balduzzi e il suo staff vuole trasmettere. Sembrerebbe tutto logico e coerente… per cui ho cercato e ricercato…sfogliato decine di pagine di giornali, sentito lunghe discussioni radiofoniche. Eppure non ho trovato neanche una riga… Niente…

In un decreto cosí orientato agli stili di vita non c’è una parola che riguardi la pratica sportiva, non un accenno alla cultura dello sport. Peggio: ho trovato indicazioni che renderebbero la diffusione della pratica sportiva più difficile, costosa e con gravi disagi da superare (mi riferisco al certificato per la pratica di sport non agonistici rilasciata in esclusiva dai medici dello sport) ma questo passaggio è stato subito smentito e definito un “refuso”. Grazie al cielo.

Nulla che indichi, che investa, che spieghi, che indirizzi l’attenzione sul fatto che l’arma più potente a disposizione per migliorare la qualità degli stili di vita di questo paese sia un aumento e una diffusione dello sport praticato. Non tifato, praticato. Nulla che si riferisca o che indichi come possa essere aiutato il ruolo della scuola nell’insegnamento della cultura e della pratica sportiva.

Non sto parlando di ricerca di talenti. Non sto parlando di agonismo. Sto parlando di cultura e pratica sportiva come indicatore della qualità della vita del nostro paese e come investimento economico.

Esattamente.  Avete letto bene: investimento economico. Perché  considerato che è certamente vero quello che i demografi ci dicono e cioè che nel 2050 quasi la metà della popolazione del nostro paese sarà composta da over 60, potete facilmente immaginare che le spese di welfare, le spese destinate a quella assistenza sanitaria (che in modo sacrosanto la nostra Costituzione prevede come diritto dei cittadini) saranno destinate ad esplodere e ad essere ancor meno sopportabili di quanto già oggi, con estrema fatica (il budget medio destinato dalle Regioni alla sanità e quasi ovunque sopra al 65% del totale) lo siano.

Ci sono studi ed evidenze scientifiche di paesi anglosassoni e del nord Europa che dimostrano che 1 euro investito oggi nella diffusione della pratica sportiva permette a distanza di decenni di risparmiarne decine. Forse centinaia.

Esattamente come avete letto: sport come investimento economico. Perché ci sono evidenze scientifiche che dimostrano che in tutto il mondo i paesi che hanno elevato il proprio livello di stato della salute hanno incrementato in maniera direttamente proporzionale il proprio PIL, attraverso il miglioramento del capitale umano della propria popolazione.

Un paese con meno richiesta di salute, costa di meno e produce di più. Sinceramente, evidenze scientifiche a parte, l’associazione mi sembra estremamente semplice da intuire.

Il punto evidentemente è uno: occorre riportare il tema della cultura e della diffusione della pratica sportiva fra le priorità di questo paese. Stabilire la gerarchia delle priorità e capire dove lo sport vada messo. E’ un fatto politico, certo. Come diceva Gandhi: “in democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica”.

I 60enni del 2050 hanno già 22 anni oggi. Forse siamo già in ritardo per insegnare loro che la pratica sportiva migliora tanto la qualità della vita degli individui quanto quella della nazione.

Ma i 60enni del 2060 di anni oggi ne hanno 12. Camminano, corrono, giocano. Si stanno appassionando alla vita.

E lo sport è un fatto di vita, come diceva Gandhi. Anzi, verrebbe addirittura da dire, di vita o di morte del nostro paese.

8 Commenti

  1. Giuseppe

    Ho la vaga sensazione che questi siano argomenti troppo “alti” per le persone che ci governano (oggi come in passato).

  2. paolodito

    Il problema è che lo sport non può essere visto come investimento economico privato (i ritorni, dal punto di vista economico, sono molto ridotti), ma come investimento pubblico. E, parlando di pubblico, i dirigenti sono sempre orientati al breve termine (loro periodo di “gestione”), quasi mai al medio termine. Del lungo termine non ne parliamo.
    Mi spiace, ma credo non se ne venga fuori….

  3. Caro Coach,

    se mai un malaugurato giorno dovessi fare carriera in politica o ricoprire un incarico che mi permetterà di scegliere i migliori, si tenga pronto. Persone come lei sono rare e lungimiranti, e trovano spesso pochi riscontri in questa Italietta che, prima o poi, riusciremo a cambiare.
    Saluti

    Dario Romano

    Consigliere comunale di Senigallia (AN) – tra l’altro città di nascita di Bari e Birarelli :)

  4. Andrea

    Il problema è una parola che ha detto Lei, mister, anzi, due, che in Italia mancano ovvero PROGRAMMAZIONE e IMPEGNO.
    Perchè se programmo (e non cerco di ottenere tutto e subito) vedo di muovermi in un modo in cui l’emergenza in cui è il nostro Paese viene gestita non arginata anche se questo richiede IMPEGNO.
    Se programmo il Paese investe sui giovani, non sui pensionati che se restano a lavorare è meglio.
    Se programmo, e chi mi segue ha questa cultura (che in Italia manca) (per citare esempi famosi) Juventus, Milan, Inter, oppure Trento, Macerata o Bologna, Cantù o Siena (per citare squadre o città con squadre importanti in qualche sport) farebbero giocare centinaia o migliaia di bambini con i soldi spesi per pagare i cosiddetti “top player” perchè, magari, tra i tanti, mi trovo sul campo un “top player” che aspetta solo d’essere educato allo sport, alla fatica e per capire queste cose intanto vuole giocare co’è diritto di ogni bambino. Ma questo le società (e tanti di coloro che riempiono (?) stadi, palazzetti e divani con una TV davanti) non lo capiscono quindi va così. Questa è la mia idea, basta credere nei giovani e nel lavoro (su cui la Nostra Repubblica si basa) perchè una società sia vivibile, il resto, con la salute, viene da solo.

  5. Silvia

    Mi trovo in accordo con la linea e credo che basterebbe poco per riuscire a farlo, o meglio per riuscire a iniziare un percorso di questo tipo.
    Probabilmente basterebbe che durante le lezioni di educazione fisica a scuola si variasse un po’, facendo scoprire tutte le discipline sportive agli studenti cosicché magari poi se ne appassionino.
    Ad oggi però, per come la vedo io, lo sport non viene visto come qualcosa di divertente e salutare, ma come qualcosa che riempia dei tempi morti per i bambini, che li tenga impegnati fino a sera..e questo non fa amare lo sport. Poi aggiungiamo che, in qualsiasi campo, la lotta per essere il migliore è spinta all’esasperazione e nemmeno questo aiuta. Lo sport, per come lo vedo io, dovrebbe essere un momento in cui ci si diverte, si fa qualcosa che si ama, si conoscono persone nuove e poi viene tutto il resto.
    Silvia

  6. La cultura sportiva nel nostro paese è decisamente bassa. Si deve assolutamente valorizzare il ruolo educativo della scuola a partire, e lo dico da insegnante di educazione fisica , considerato che negli ultimi anni ho visto progressivamente scendere il livello fisico-organico ma anche coordinativo dei nostri ragazzi. Una società con una giusta mentalità sportiva ha sicuramente – più valori – è anche una questione di investimento economico ma forse e sopratutto una soluzione intelligente a una parte dei nostri tanti problemi.

  7. antonella

    Ciao Mauro,
    volevo farti i complimenti per la tua partecipazione a Se stasera sono qui. Poche volte, in pochi minuti si vedono interventi così profondi e pieni di significato.
    Sono momenti che fanno bene al cuore e fanno riflettere oltre che comuovuore.
    Me lo sono già riguardato più volte.
    grazie.
    antonella

  8. serena fantozzi

    profonda la sua partecipazione a se stasera sono qui.
    grazie. sono stati dei minuti spesi bene guardando la tlevisione…
    ho ricercato il video per riguardardarlo…e mi è piaciuto ancora di più.
    sono presidente di un comitato in difesa di un ospedale. ( comitato valdinievole per l’ospedale). e dopo 2 anni di “lotta” avremmo la voglia e la pretesa di affrontare il problema della “sanità” in toscana.
    e’ un’utopia, ‘orizzonte è lontano…ma le sue parole ci spingeranno ad andare avanti.
    la prossima settimana incontreremo il presidente della commissione sanità e sicuramente la citerò!
    sono “sfacciata” se le proponessi in un prossimo incontro con autorità in campo sanitario toscano, di partecipare??

    fin da ora comunque la ringrazio per le riflessioni che ha suscitato con la sua partecipazione a “se stasera sono qui”.
    serena fantozzi
    pescia (pt)

Trackbacks/Pingbacks

  1. Berruto: Scusi signor ministro e lo sport? | Dal 15 al 25 - [...] http://www.mauroberruto.com/2012/08/stili-di-vita/ [...]

Lascia un commento

  • RSS
  • Twitter
  • Facebook
  • LinkedIn
  • YouTube