L’isola di Utopia spinge il mondo verso il meglio

Si è spento il fuoco. Due settimane di immagini di bellezza, velocità, forza, armonia di atleti consapevoli di emozionarsi e trasmettere emozioni, di sognare e custodire sogni di un’intera nazione. Hanno corso, saltato, sollevato pesi, combattuto, vogato, pedalato, nuotato. In estrema sintesi, faticato. Milioni di kilowatt prodotti dai loro sforzi: una fonte di energia gigantesca che ha fatto rotolare il mondo verso il meglio, perché la fatica è una medicina. Lo è stata per il nostro paese dopo le guerre, dopo le grandi crisi. È oggi antidoto contro una malattia di cui la nostra Italia soffre: la rabbia. Purtroppo non si è persa l’occasione di attaccare, di esprimere giudizi taglienti, anche cattivi, sulle prestazioni, sui singoli, addirittura sui Giochi stessi. Patetico. Una straordinaria capacità di allinearsi “contro” qualcosa o qualcuno. Ma lo sport nella sua espressione olimpica, insegna che lo schierarsi “contro” non serve a nulla. Anzi, è un atteggiamento da perdenti. Servono sogni grandi e obiettivi chiari, raggiungibili, misurabili. Serve programmazione e non ansia del tutto e subito. Serve allenarsi. Serve fatica, fatica, fatica. Serve fare bene il proprio lavoro, prima di tutto. Serve cadere, senza vergogna, perché non conta non il rumore della caduta né il solo fatto di rialzarsi: conta il modo in cui ci si rialza. Che piaccia o no lo sport è una delle ultime espressioni di un linguaggio universale. Lo si respira nel Villaggio Olimpico che è la collocazione sulla mappa geografica dell’isola di Utopia, quella di Tommaso Moro. Un non-luogo dove la Palestina vede la Svizzera dalla finestra, dove uno scandinavo corre dietro a un giamaicano per chiedergli una foto, dove un cestista milionario sta alla mensa, con il suo vassoio in mano, in fila dietro ad un lottatore afghano.

Il fascino e la bellezza di questa Utopia compare ogni quattro anni, per un paio di settimane.  Poi, così come aveva acceso i tuoi occhi il primo giorno, si dissolve nel nulla. Per andartela a riconquistare ci devi mettere quattro anni, sapendo che, se hai faticato tutto il faticabile e ci arriverai, sarà solo per merito. Che mondo sarebbe se questi atleti, capaci di raggiungere e vivere un’ Utopia, diventassero classe dirigente dei loro rispettivi paesi? Sarebbe un mondo dove si crede alla realizzabilità dei sogni, un mondo con più spazio per le emozioni vere, quelle comandate dallo stomaco e dalla pelle.

Il 5 agosto del 2016 l’isola riapparirà in Sudamerica. Sarà un viaggio lungo e meravigliosamente faticoso perché la fatica, medicina del mondo, è anche alfabeto necessario per scrivere le grandi storie, quelle che ti affascinano quando le ascolti alla sera prima di addormentarti trasformandosi nei sogni più belli. La mia storia personale è un approdo dopo un viaggio di vent’anni, dei quali tre in Grecia e sei in Finlandia, e terminato con l’orgoglio indescrivibile di portare la mia nazione a una medaglia olimpica. Sono quello che sono perché sono italiano, sono quello che sono diventato perché ho avuto la fortuna di lavorare in Italia e in due paesi così splendidamente diversi della nostra Europa. Da oggi riparte il viaggio e farò tutto quello che posso per poter rivivere un’ Utopia nel 2016, ancora più orgogliosamente italiano, ancora più profondamente europeo.  Anche se si è spento il fuoco di Olympia, quello che conta e che fa la differenza, è il fuoco dentro.

Mauro Berruto

(pubblicato da il Corriere della Sera – 15/08/2012)

11 Commenti

  1. Non ci sono parole……

  2. Natalina

    Grande mister!

  3. Salvatore Gennuso

    e dentro la valigia al ritorno c’era un metallo prezioso che ci ha reso tutti orgogliosi!

  4. Paolo

    Fa veramente piacere vedere che i nostri tecnici possiedono una tale cultura sportiva che sicuramente riescono a trasmettere ai loro atleti.
    Sinceri complimenti!

  5. antonio

    Per chi, come Mauro ed anche come me (che ho dato 30 dei miei 55 anni al volley) è innamorato dello sport al punto da dedicarsi anima e corpo, diventa po’ più facile trasmettere simili concetti. Propongo che per diventare politici bisogna essere stati sportivi praticanti almeno per 15 anni !

  6. Susanna

    Riparte il viaggio e riparte il sogno.. Di rivivere tra quattro anni le stesse emozioni provate in quelle due settimane.. Grazie al fatica di tutti voi.. Grazie!!

  7. Camilla

    Riparte il viaggio e noi viaggeremo con voi….grazie per realizzare anche i nostri sogni! GRAZIE!

  8. francesco piccioni

    …la vera essenza dello sport in poche parole… complimenti coach!

  9. Solo un uomo con una mente, una cultura ed una forza come Mauro può riuscire ad ottenere risultati simili!! In fondo un team per giungere in alto ha bisogno di chi sa farlo volare leggero, Mauro è la persona giusta!!!

  10. Stefano

    E’ bello leggere che ci sono ancora uomini veri (che al contrario di quello che si pensa non sono quelli che imbracciano un’arma o rischiano la vita per toglierla ad altri) in questo mondo, e il fatto che lei sia italiano fa sorgere un pò di quell’orgoglio che a volte si perde.

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