Punti di vista

Sono passati più di due mesi dalle mie ultime parole scritte su questo blog. Ero ancora in Giappone ed era appena terminata l’ultima partita contro l’Iran.

Analizzavo un risultato, chiaro, evidente, magari crudele ma perfettamente misurabile.

È passato del tempo, sono successe tante cose. Idee, progetti, riunioni, confronti, qualche ..scontro, partite viste dal vivo e sul pc, un operazione al menisco e otto regioni visitate nei Regional Days (in realtà avrebbero dovuto essere, con oggi, dieci ma Abruzzo e Molise hanno in questo momento emergenze da superare che sono più importanti del volley…).

E’ strano, dopo una sequenza lunghissima di anni in cui il mio rapporto con il volley è stato segnato dalla quotidianità dell’essere in palestra, dedicarmi alla pallavolo con una progettualità diversa.

Dalla coniugazione dei miei pensieri al presente alla coniugazione degli stessi al futuro.

È un esercizio interessante, al quale non siamo (almeno io non lo ero) così abituati. Spesso, anzi sempre, noi sportivi ci valutiamo e siamo valutati per il risultato che abbiamo prodotto. Di match in match.

Per uno sportivo pensare al futuro, richiede un’energia diversa. Richiede una pazienza a cui non siamo abituati.

Al contrario, sono stato abituato per quasi dodici anni a ragionare in termini di vittoria o di sconfitta ogni domenica, di ogni mese, da settembre a maggio. Oggi cambia il mio punto di vista e cambiano le difficoltà da superare.

Ero a Cuneo, mercoledì, a vedere una partita molto emozionante. Ho pensato e ripensato a tanti miei post-partita, a come ci si sente quando si vince o si perde per un paio di punti dopo 5 set. Ho pensato alla nostra World Cup, dentro o fuori dal podio per due set dopo 11 partite.

Cambiare punto di vista proprio come il prof. Keating ne “L’attimo fuggente”, quando sale in piedi sulla cattedra e poi invita i suoi studenti a fare lo stesso. “E’ proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva” dice questo poeta dell’insegnamento a cui Robin Williams impresta volto e parole.

Un invito a metterci in salvo dalla nostra “comfort zone”, il posto più pericoloso al mondo dove vivere.

In questo momento della vita del nostro paese siamo chiamati a guardare e ad agire, nel presente, per garantirci un futuro. Forse non abbiamo avuto la fortuna di trovare un professore che saliva in piedi sulla cattedra nelle nostre scuole.

O forse sí, ma non ci siamo voluti salire.

Che mondo sarebbe, il nostro, se questo tipo di insegnante fosse la regola e non l’eccezione?

6 Commenti

  1. Che dire….Tutto geniale.Un onore averti conosciuto a Modena quando la nazionale ha giocato contro Cuba. Due giorni che ricordo molto volentieri…..Finalmente una persona giusta al posto giusto.Grazie

  2. Lorenza

    che emozione Mauro leggere le tue parole!!!sarà il fatto che hai preso spunto da uno dei film più belli di sempre, film che ho visto e rivisto tante di quelle volte ma che ogni volta riesce ad emozionarmi come e più di prima!!!come non ricordare la scena del Prof. Keating che invita i suoi ragazzi a salire sulla cattedra come voler dire loro di guardare le cose da una diversa prospettiva; e che dire dell’ultima scena, la più toccante, in cui gli studenti salgono sul banco per omaggiare il loro Prof scena questa in cui è racchiusa tutta la filosofia di vita che il Prof. ha voluto insegnare ai suoi alunni: pensare con la propria testa, dire quello che si sente e VIVERE LA VITA perchè in fondo “siamo cibi per vermi”. Personalmente ritengo che insegnanti del calibro del Prof. Keating sia ad oggi quasi impossibile trovarne perchè l’essere anticonformisti è molto difficile, dato che i nostri pensieri possono sembrare agli altri bizzarri o impopolari e quindi c’è il rischio di non essere accettati. Però una cosa la voglio dire: al liceo classico ho avuto la fortuna di avere come Prof di matematica (io che odio la matematica)un uomo che, umanamente, ci ha insegnato tantissimo; ci era stato dipinto come una persona rude, scontrosa e invece, tra noi studenti e lui si è venuta a creare un’alchimia speciale, magica che non dimenticherò MAI!…scusa Mauro se mi sono dilungata ma questo film ha significato tantissimo per me!
    BENTORNATO MISTER ogni volta leggerti è un piacere.
    con affetto
    Lorenza

  3. susanna

    Parole fantastiche e fantastico il film…

  4. Tutte le volte che vedo quel film……piango….di gioia, credo, e l’ho visto tante volte!!!!
    Insegno, ed.fisica da circa 25 anni, e ho fatto vedere questo film a quasi tutte le mie classi, forse sono un po’ scontata e monotona ma credo fortemente nei valori espressi in questa pellicola e cerco di trasmetterli come posso….
    Insegnanti bravi come il prof. Keating ne ho incontrati tanti nel mio peregrinare tra scuole di montagna, cittò e sconfinata pianura. I professori ci sono, i ragazzi pure, basterebbe consentire loro di lavorare al meglio. Io ci credo, è da qui che si riparte.
    Federica

  5. Dopo averti conosciuto a Roma direi che oltre al diverso punto di vista potrei dire finalmente un punto di vista diverso innovativo,in un mondo dove il modernizzarsi è quasi impossibile grazie a muri invalicabili costruiti da politi e non da sportivi.Grazie per il lavoro e l’idea di lavoro che ci proponi

  6. marco

    INDICACI LA VIA, CAPITANO, NOI TI SEGUIREMO !

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