Opinioni di un clown

Parto dalla conclusione di Massimo Giannini, vicedirettore de “La Repubblica”, il quotidiano nel quale, generalmente, mi riconosco di più. Parto dalle sue ultime parole, nel videomessaggio che compare sul web: “per noi la stagione del panem et circenses é finita per sempre”. Chiaro e forte, anche se l’affermazione suona curiosa e coraggiosa in pieno periodo del festival di San Remo.

Poi basta leggere il blog di Crosetti per chiarirsi ulteriormente le idee: “Abbiamo organizzato Italia 90: sono rimaste cattedrali nel deserto e miliardi buttati al vento o ingoiati dai ladri. Abbiamo organizzato i Giochi invernali di Torino 2006: una bella festa, con impianti mai più utilizzati ed enormi buchi di bilancio. Abbiamo provato ad organizzare i mondiali di nuoto a Roma, e si sono mossi i giudici. Ci caratterizzano e/o ci fermano la presunzione, la demagogia, i boiardi, le lobby, la brutta politica, il bilancio dello Stato, la corruzione, una nevicata. P.s: se poi Monti avesse mai trascorso anche solo mezza giornata alle Olimpiadi, per esempio in quel grottesco baraccone chiamato Casa Italia, dove tra sponsor invadenti, povere hostess e ospiti pacchiani manca solo il bunga bunga, e se avesse visto come vengono inceneriti i soldi pubblici che dovrebbero servire allo sport dei nostri figli, non certo a trasportare inutili funzionari del Coni in tutto il mondo, avrebbe detto no il primo giorno, non l’ultimo.”

Tutto chiaro. Il concetto è espresso senza dubbi. Il nostro paese è quello che è. Siamo gente che vive oltre le proprie possibilità, arruffoni, inaffidabili, caciaroni. Siamo quelli dei buchi di bilancio, siamo quelli del bunga bunga. Insomma, siamo proprio come ci disegnano quelli che ci vedono da fuori. E soprattutto, secondo Giannini e Crosetti, non cambieremo mai.

Giusto cosí, allora. Non ci meritiamo nulla di più di quello che abbiamo dimostrato in passato. Il nostro destino è questo, per cui tanto vale eliminarci la possibilità di ogni tentazione. Come a bambini golosi ai quali, invece che perdere tempo ad insegnare qualche principio di alimentazione, si chiude a chiave nell’armadio la cioccolata.

Con tutta la comprensione del momento difficilissimo, delle priorità, delle emergenze da risolvere io credo che oggi il nostro paese abbia perso non solo l’occasione di vivere uno dei momenti che rappresentano la parte migliore dell’umanità di questo pianeta, ma abbia deciso di non autorizzarsi all’idea di poter cambiare.

“Noi siamo fatti così”. Amen.

No, mi dispiace ma io non sono d’accordo. Noi siamo quello che vogliamo essere.

Oggi siamo una nazione che  ha rinunciato a provare ad essere migliore.

Però prendete le mie parole per quello che sono. Parole non di politico, non di vicedirettore di un quotidiano, non di giornalista.

Questa è soltanto la mia opinione personale, torno subito al mio ruolo.

Sono un circense, non cambierò mai.

10 Commenti

  1. Roberto

    beh… queste sono solo le parole di uno che le cose le vede anche da fuori, che il mondo l’ha girato e sa come vanno le cose. Uno che non ha la mascherina davanti agli occhi come si suol dire.
    Una persona da ascoltare e che mi piacerebbe appunto ascoltare (ed ovviamente da cui mi piacerebbe essere allenato). Se solo tutti la pensassero così (o almeno la maggior parte), basta volere le cose e non rassegnarsi alle cose, forse il mondo sarebbe davvero un posto diverso…

  2. Giuseppe

    “Noi siamo quello che vogliamo essere”. Sono d’accordo con te! Ma purtroppo, al momento, in tanti vogliono essere ancora arruffoni, inaffidabili, caciaroni, perchè credono che sia questo il modo migliore di essere, perchè siamo in Italia e gli Italiani sono sempre stati così e si vive bene ad esserlo.
    Probabilmente chi “vive” lo sport è circense per sempre. Mi ci sento anche io. Ma penso anche che non abbiamo rinunciato a provare ad essere una nazione migliore. Abbiamo forse, per una volta, messo un punto fermo dal quale partire per provare ad essere migliori. Sperando che non sia la classica prima pietra poggiata e lasciata sola nel deserto.
    Questa è soltanto la mia opinione, non sono nemmeno io un politico, nè un giornalista, nè il CT della nazionale italiana.

  3. paolo zanon

    Sono pienamente d’accordo..Abbiamo perso una grande occasione di sport, ma non ce la meritiamo…se vogliamo espiare almeno la colpa iniziamo a pensare in italia allo sport in modo diverso..Creiamo strutture, centri polifunzionali, usiamo la tecnologia per mettere in contatto le varie realta, i tecnici..creiamo dirigenti capaci e non dirigenti “politicizzati”…ampliamo gli orizzonti ..il nediterraneo è un enorme bacino che non sappiamo sfruttare…

  4. Silvia

    Ieri ho ascoltato il Festival di Saremo per radio, come ogni anno, e come si faceva una volta: si ascoltavano e si giudicavano le canzoni, senza cadere in commenti puramente estetici. Di quelle che ho sentito nessuna mi ha entusiasmato, ma questo è un altro discorso.
    Ho sentito tutto l’intervento di Celentano. Posso definirlo: sgangerato, un po’ disordinato e tanto provocatorio. Oramai senza la provocazione al mondo d’oggi si passa inosservati…
    Le parole che mi hanno colpito di più sono state quelle del dialogo con la Canalis, che a memoria, più o meno, facevano così:
    – Come ti chiami?
    – Italia.
    – Dove vai?
    – Devo andare.
    – Ma torni?
    – Se gli italiani lo vorranno!
    La mancata condidatura alle Olimpiadi è stata un’occasione persa sotto diversi punti di vista (sportivo, economico, sociale) e sono d’accordo con lei quando dice che “oggi siamo una nazione che ha rinunciato a provare ad essere migliore”. Ma il processo sembra appena cominciato con queste nuove generazioni più aperte e più disposte alla condivisione di idee, spazi, conoscenze… Il tutto dovrebbe svilupparsi in un contesto di trasparenza, onestà, correttezza, rispetto delle regole. Il mondo dello sport (soprattutto per quelli di squadra dovrebbe essere esempio).
    Ora sta ai dirigenti di Stato, delle aziende e di quanto altro lasciare “spazio” a queste nuove generazioni: ci vuole coraggio da parte loro e le nuove generazioni se lo devono meritare!
    Come lei ed altri sportivi, artisti, dirigenti, le nuove generazioni devono far sentire la loro voce e la loro voglia di fare e di cambiare, in meglio!
    Senza la creatività, la fantasia, la pazzia dei “circensi delle idee” non si va da nessuna parte.
    Silvia (potenziale circense delle idee della nuova generazione)

  5. alberto

    “Oggi siamo una nazione che ha rinunciato a provare ad essere migliore”. Credo che invece questa decisione possa provare ad invertire una tendenza, quella di aver tolto definitivamente “anagraficamente” dal nostro panorama sportivo le “solite facce”,le “solite persone” che albergavano dietro questa operazione…le stesse dei disastri di cui parla Crosetti. e la città di Roma è quella annientata da trenta cm di neve, è quella dei servizi di Riccardo Iacona, è quella che nello sport che Lei ed anche il sottoscritto ama, ha una squadra in serie A1 che non gioca al PalaEur, ma ancora nel PalaTiziano, costruito appunto per le Olimpiadi di 51 anni fa! Le riforme, la (ri) costruzione partono sempre dal basso, dalle fondamenta..(come i fondamentali del volley), e non dalle Vetrine. con ammirazione per il Suo Lavoro.

  6. Ciao Mauro, premetto che sono un tuo grande ammiratore e un convinto sostenitore della “nostra” nazionale di volley (ti ho anche salutato al Palas di Macerata qualche tempo fa).
    Quello che tu dici è vero, e cioè che non possiamo rinunciare ad essere migliori. Credo fermamente che gli Italiani siano migliori di come fuori ci vedono adesso e proprio lo sport moltissime volte lo ha dimostrato. Ma la mia paura è che quegli italiani che avrebbero dovuto gestire le Olimpiadi a Roma (in primis il sindaco Alemanno) sono proprio quelli che rovinano la nostra immagine con una lunga serie di precedenti (parentopoli, emergenza neve, …) che semplicemente non ti rendono fiducioso nelle loro capacità.
    Penso che la fiducia non si debba chiedere (come fanno molti politici di cui NON ci fidiamo più e che oggi criticano la scelta del governo) ma si deve guadagnare (come fanno persone come te con il tuo serio ed efficace lavoro).
    Sarebbe piaciuto anche a me avere così vicina l’Italvolley da poter ammirare direttamente (come Italia-Cuba che ho visto a giugno ad Ancona) ma penso che oggi sarebbe troppo rischioso a livello economico dopo tutti i sacrifici richiesti a noi Italiani.
    Ti saluto con affetto.

  7. ozlims

    ciao,
    probabilmente la presentazione fatta (su copertura finanziaria, introiti, etc) era molto fumosa e basata su pochi dati reali.
    uno che ha visto sempre l’equazione: grande evento = grandi sogni = grandi parole = grandi buchi organizzativi = tante persone inutili = tanti soldi sprecati, non poteva rispondere diversamente.
    il problema è che ci sono dirigenti non credibili, che organizzano cose ridicole e contribuiscono solo a far vergognare gli italiani della figura che fanno verso gli altri paesi.
    ci sono federazioni che riescono ad organizzare qualcosa di bello e “fatto bene”, troppo facile chiamare dirigenti e volontari capaci ed entusisti?

  8. Davide

    Sai Mauro, hai ragione ma oggi purtroppo è il momento dei controller dei costi più che dei sogni … e pazienza se poi i grandi circensi come te fanno notare che senza progetti e senza sogni si spengono persino le aziende più forti … figuriamoci le nazioni già claudicanti ….

    C’è bisogno di progetti, di idee, di entusiasmo e tu sei uno di quelli che porta avanti questa visione, questo approccio alle cose ed alla vita.

    Non mollare …. e ovviamente non molliamo neanche noi!!!!

    Davide

  9. Noi siamo quello che siamo,il problema è che in molti vogliono essere di più di quello che possiamo essere,vogliamo di essere tedeschi,vogliamo essere americani,alcuni vogliono essere russi cinesi,ecc.ma noi siamo italiani e questo dobbiamo ricordarcelo.Aver perso la possibilità di fare le olimpiadi è uno smacco all’essere sportivi.I politi fanno i loro bilanci i giornalisti esprimono le loro idee,i manager sentenziano con cifre se fosse stato positivo o no avere le olimpiadi,Io sono sportivo e vivo per lo sport e so di aver perso l’occasione di vedere la più grande manifestazione che rappresenta lo sport,ma forse per tanta gente vedere la massa di gente che c’era in ogni città d’Italia al passare della fiaccola olimpica per Torino 2006 non significa nulla.Beh per me è tanto e io a quel passare della fiaccola mi sono commosso 7 anni fa.LO sport italiano è stato sconfitto un altra volta da gente che di spirito sportivo non ha assolutamente conoscenza

  10. Sara

    perfettamente d’accordo…anche sul fatto che “Siamo così e non cambieremo mai”…. e anche se io faccio spesso esami di coscienza per correggere o marginare il mio sconclusionismo … non tutti sono uguali a me e quindi condivido la posizione di Monti e quella di Mauro!

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