Cronache d’oriente/1

Alessandro Baricco ha recentemente raccontato, nel suo intervento televisivo a “Che tempo che fa”, del maestro giapponese Hokusai vissuto a cavallo fra il 1700 e il 1800.

Hokusai, che Baricco per capirci definisce il “Maradona” delle stampe giapponesi, lo conosciamo indirettamente per un suo capolavoro riproposto spesso nel marzo scorso, nei giorni successivi al devastante tsunami che ha flagellato la costa est del Giappone e che si intitola “La grande onda”. Eccolo:

Ma, racconta Baricco, Hokusai era un tipo originale al punto che, per vincere una sfida fra artisti alla corte dello Shogun, versò del colore blu su di una lunga striscia di carta di riso, poi tirò fuori da un cesto un gallo, gli intinse le zampe nella vernice rossa, e lo liberò permettendogli di correre su e giù per la carta: sul foglio si materializzò il disegno di un fiume che trasportava foglie rosse di acero.

Non c’è immagine di questa opera d’arte. Solo la magia del racconto, il gusto della sfida e il sapore della vittoria verrebbe da dire ..con armi non-convenzionali. Perché nessuno sa chi fosse lo sfidante di Hokusai ma nessuno dubita che fosse un grande artista. Uno di quelli straordinariamente bravi a riprodurre sulla carta di riso la bellezza della natura come lo stesso Hokusai fece in altri contesti, in altri momenti.

Ma non in quello.

Se è vera la leggenda (e ci piace pensare che lo sia) il maestro vinse quella sfida non copiando la natura, ma facendo a lei dipingere se stessa. Vedendo cose che gli altri non vedevano. Facendo prima sorridere (immaginatevi la faccia dello Shogun nel vedere il maestro con un gallo in mano) per poi stupire tutti d’ammirazione (immaginate la stessa faccia quando il capolavoro si svelò).

C’è un altro maestro, si chiama coach Krzyzewski e disegna opere d’arte nel basket, che dice: “l’immaginazione ha molto a che fare con la vittoria”.

Sono passate solo le mie prime 24h giapponesi, ma permettetemi di dedicare, indipendentemente dal risultato delle tre ultime gare, questo post al maestro Barbolini e alle sue ragazze, con l’augurio più sincero di portare a termine un capolavoro che in pochi avevano intuito prima ma che adesso, man mano che si riesce a guardare la tela da lontano, si inizia a percepire in ogni suo minimo dettaglio.

FORZA RAGAZZE!

Mauro

5 Commenti

  1. Giuseppe

    Spesso sono in pochi che credono nella fantasia… forse perchè la confondono con l’approssimazione e l’improvvisazione, non sapendo che in realtà la fantasia nasconde, oltre al genio, una grande quantità di lavoro.

  2. barbara

    Le nostre ragazze sono un vero capolavoro e tutta la mia stima va al coach barbolini che ho sempre sostenuto..vale la pena stare al pc alle tre di notte per loro..FORZA RAGAZZE!!!!

  3. Quanta arte, quanta poesia e quanta bellezza servono per ritrovare quelle misteriose forze che in noi emergono se calamitate da sogni, da volontà e da esercizio. Come le opere perdute della sfida tra Leonardo e Michelangelo, quello che resta è il racconto, il sapore della sfida, l’importanza del messaggio: il cammino per raggiungere la felicità è l’importante, quel cammino fatto di ore di esercizio, di momenti di stizza e voglia di lasciare tutto, di sudore versato per giungere al di là dell’orizzonte visibile. le ragazze della pallavolo, e anche i ragazzi, ci insegnano questo, come i grandi maestri: non sono i risultati delle sfide che ci rendono migliori, ma le “armi” e gli allenamenti che hanno portato a poterle disputare. Se poi le sfide si vincono,meglio! ma, come insegna Kung-fu Panda (dalle stelle alle stalle, lo so… ;-P): la ricetta segreta per il guerriero migliore é un foglio bianco in cui si vede riflessi se stessi; il fatto di avere in mano quel foglio significa che la ricetta l’abbiamo già appresa cammin facendo.

    • come sono profonde e oggi inusali le parole di Tina: questo guardare al viaggio piuttosto che alla meta, questa “espressione” delle nostre potenzialità che si alimenta di preparazione, di esercizio oscuro senza la ribalta della gara, ma che permane nel tempo, costruisce quello che poi magari si rivela nella gara, ma poi vive oltre la gara perchè diventa la nostra sostanza.
      un punto di osservazione prezioso in un tempo che brucia tutto nel lampo della ribalta

  4. Daniela Luisa

    Tenere gli occhi bene aperti sui sogni è pratica indispensabile per realizzarli. Non perdere mai di vista la tabella di marcia, evitare le sbavature, compattare i risultati. E il sogno diventa realtà, lasciando il posto ad un altro sogno che richiede occhi ben aperti per essere realizzato anch’esso.

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