La storia siamo noi

Ci sono momenti simbolici che vanno oltre il simbolo stesso che rappresentano. Fotografie che quando le tieni in mano smettono di essere soltanto pellicola ma esplodono in emozioni a tre dimensioni. Oggi è uno dei giorni più simbolici dell’era moderna. Si sono sprecati facili esercizi di memoria legati alla domanda: “dove eri l’11.9.2001″? Anche io mi ricordo perfettamente dove ero, cosa stavo facendo. Mi ricordo persino quello che dissi alla squadra, Piacenza, riunita nello spogliatoio prima di un allenamento che nessuno aveva voglia di fare. Non c’è dubbio che quel giorno cambiò il mondo. In peggio o in meglio, chissà.

Questi dieci anni sono passati come in una serie di scatole cinesi e il mondo è cambiato. Eccome.

Con la rivoluzione di internet, con le paure ancestrali del diverso, con le crisi economiche. Spiega Dominique Moisi in un bellissimo saggio (che come tutte le cose illuminanti parte da un’idea semplice) dal 12.9.2011 viviamo in un mondo che si fonda sullo scontro tra emozioni.

La geopolitica delle emozioni è dominata della cultura della paura incarnata nel nostro mondo occidentale, dal senso di umiliazione che muove la rabbia del mondo musulmano e della speranza nel futuro caratteristica, oggi, della parte asiatica del mondo.

Tre spinte, tre forze contrapposte che sono troppe per un pianeta solo, che peraltro si fonda su un altro grande e dirompente principio dinamico: quello, unidirezionale, del Nord del pianeta che spinge, purtroppo non accompagnando ma sfruttando e schiacciando, il Sud del mondo.

“La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso..siamo noi che abbiamo tutto da vincere o tutto da perdere” cantava De Gregori.

Siamo noi, con la nostra storia individuale, con la geopolitica delle nostre emozioni. Da non nascondere, mai.

E’ strano che in questo giorno così simbolico la mia storia personale, la storia delle mie emozioni si intrecci con una partita importante, contro atleti, amici, tifosi che mi hanno dato tantissimo e a cui ho regalato sei anni della mia vita. Sei anni di sogni, speranze, progetti, delusioni, arrabbiature, gioie. Sei anni dove c’è stato dentro tutto. Le cose più belle come quelle più difficili da accettare.

Datemi una sola ragione per la quale dovrei recitare la parte di quelle per cui le partite sono tutte uguali.

No, non lo sarà. Così come non è uguale tornare in un posto o rivedere una persona che hanno rappresentato qualcosa di speciale nella propria storia personale.

Grazie a Dio, esistono le emozioni e non bisogna sciupare energia per nasconderle, per recitare un  copione. Semmai bisogna difenderle, custodirle, proteggerle come un bene primario.

Mi hanno chiesto recentemente che cosa mi manca della Finlandia. Ho risposto: “il cielo, i tramonti e le nuvole”. Il più bel cielo, le nuvole più belle e i tramonti più mozzafiato che io abbia mai visto nella mia vita sono finlandesi.

No, fra quattro ore non sarà una partita normale. Non deve esserlo. Anzi, mi fa paura chi vive come “normali” questi momenti.

Sarà uno di quei momenti in cui si ha la fotografia fra le mani e si capisce che non è solo pellicola.

Sarà il momento in cui rendi omaggio alla storia e, nello stesso istante, capisci che stai costruendo il futuro.

Che stupido mettere insieme una partita di pallavolo con le mille immagini delle Torri Gemelle in fiamme che passano senza sosta sul mio televisore. Ma mi piace pensare che in ogni omaggio alla storia ci possano essere i semi di un futuro da sognare e per cui vale la pena combattere.

Chi ha visto un aeroplano entrare in un grattacielo sa che non si può dimenticare.

Chi ha visto un cielo, una nuvola o un tramonto come quelli finlandesi sa che non si può dimenticare.

E chi non dimentica sa che senza radici non c’è futuro.

Una bella parte delle mie radici sarà dalla parte opposta della rete, stasera. Il mio presente, il mio futuro, tutte una montagna di sogni, sono 12 ragazzi che vestono la maglia della Squadra Nazionale del mio paese. So perfettamente cosa voglio oggi, non ho il minimo dubbio.

So anche che, specialmente oggi, mi sento l’allenatore più fortunato del mondo.

 

7 Commenti

  1. Manuela

    Emozionante! Bravo Mister e dai la carica a sti 12 omini con la maglia azzurra.

  2. Le emozioni…..quante volte le teniamo chiuse dentro noi stessi…… bravi per Ieri….e Forza per oggi….emozionateci….

  3. Salvatore Piccolo

    Vivere sempre le proprie emozioni!!!

  4. Fantastico Mauro, valorizzare le emozioni , le proprie, è un grande insegnamento per la tua squadra che giocherà buttandosi su ogni palla
    anche per questo profondità che esprimi e che è un piacere condividere leggendoti.-

  5. licia setti

    il cielo è azzurro, i tuoi ragazzi sono azzurri..guarda loro ed il futuro ti apparirà come la più bella …aurora italiana!!

  6. Giuseppe

    Chapeau!

  7. Ci sono momenti che attraversano le nostre vite, momenti che durano un decennio come questo, momenti che lasciano un segno profondo per sempre. nella vita di ognuno di noi esistono ferite, cicatrici, punti di domanda, abbracci, salti di gioia, silenzi ed esultanze, spesso con un significato diverso per ogni individuo, ma ci sono linee d’ombra da attraversare comuni a tutti noi.
    L’undici settembre resterà impresso a fuoco per sempre sulla nostra pelle e nella nostra memoria comune, proprio perchè la storia siamo noi, “siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere”. non bisogna voltar pagina, c’è la necessità invece di scrivere pagine diverse, per contenuti e significati.
    I tramonti di Finlandia di Berrutiana memoria o il cielo su Torino, Subsonicamente parlando, o il rumore delle onde di questo mare di mia Sicilia africana, siano la cornice giusta per le pagine da scrivere a breve in un contesto continentale e in futuro, a respiro olimpico. un grande in bocca al lupo, vi seguiamo e vi sosteniamo

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