Campo base

Prima abbiamo studiato noi stessi e ci siamo messi a confronto con le migliori squadre al mondo, lavorando, nel frattempo, tanto-tanto-tanto fisicamente.

Poi ci siamo dati degli obiettivi e abbiamo iniziato a lavorare tanto-tanto-tanto sulla squadra.

In 18 prima, poi in 16. Al palazzetto di Cavalese, sui sentieri delle Dolomiti, divisi sui tre campi del Palasport di Monza.

Lo abbiamo fatto correndo, sollevando pesi, saltando, facendo riunioni, leggendo scout, guardando video, provando e riprovando situazioni di gioco, dandoci obiettivi precisi.

Abbiamo fatto 40 allenamenti in 27 giorni e abbiamo costruito quello che era necessario costruire per poter arrivare in cima. Con un ingrediente fondamentale: la fatica.

Non è ancora tutto perfetto, grazie al cielo. Se fossimo perfetti ora, ci sarebbe da preoccuparsi.

E poi, a pensarci bene, a me non interessa allenare giocatori perfetti.

Adesso si inizia a giocare: giovedi e venerdi con la Rep. Ceca a Monza, la prossima settimana contro la Russia, la Polonia e ancora la Rep. Ceca a Katowicze, in Polonia. Infine il 3 settembre con la Serbia ancora a Monza.

Da domani inizia l’ultima parete, quella che porta ai campionati Europei, anche se mancano ancora 24 giorni alla prima partita ad Innsbruck contro il Belgio. Sembrano tanti ma non lo sono.

La cosa più importante sarà sempre sapere dove ci si trova, che cosa si sta facendo, dove si vuole arrivare e quale è la strada per arrivarci.

Conservando l’umiltà e la consapevolezza che ci sono tanti altri che vogliono arrivare dove vogliamo arrivare anche noi. Che lavorano bene, che studiano ogni dettaglio. Bello anche pensare che come noi abbiamo studiato a fondo gli altri, gli altri abbiano studiato noi.

La particolarità di quello che facciamo noi sta nel fatto che le cose bene probabilmente le fanno tutti ma poi, nel momento della partita, bisogna farle meglio degli altri. Essendo anche preparati agli imprevisti, alle difficoltà, ai cambi di prospettiva. Pianificando il pianificabile e contestualmente lasciando uno spazio pronto alla capacità di gestire situazioni non-codificate.

Essere pronti al prevedibile come all’imprevisto è un espressione di intelligenza.

Il nostro percorso è tracciato, adesso bisogna lavorare su ogni singolo passo.

Senza pregiudizi (che sono quelle affermazioni che ti ricordano che cosa è possibile e che cosa non è possibile fare), pensando e concentrandoci unicamente a quello che stiamo facendo, essendo capaci di immaginarci, nei dettagli, il traguardo finale.

Fortunatamente tutte queste non sono cose che dico io.

Ce le ha raccontate colui che per primo al mondo ha scalato tutte le 14 montagne più alte del pianeta.

Uno capace di spostare i limiti.

 

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