Unplugging…

Ci sono gesti che dicono più di mille parole.

Pensi di aver pensato a tutto, di aver considerato tutto, di aver guardato alle cose da tutti i punti di vista possibili. Pensi, in fondo, di avere più o meno tutto sotto controllo, emozioni comprese.
Poi, mentre stai per fare un gesto banale… ti esplode tutto in mano.

Prima la cena con la squadra, i sorrisi, i ricordi di un anno, qualche battuta. Gli abbracci, gli “in bocca al lupo” sapendo che ci si rivedrà attraverso una rete di pallavolo…
Tutto sotto controllo.

Il rientro in una casa da finire di svuotare, decine di borse davanti alla porta da mettere in macchina domattina. Un pensiero alle dodici case che hai riempito e svuotato negli ultimi 10 anni, nessuna tua davvero ma tutte un po’ tue perché riempite di emozioni, arrabbiature, gioie…
Tutto sotto controllo.

Pensi a quei tifosi che hanno voluto venire a salutare la squadra senza quasi parlare di pallavolo…regalandoti la sensazione del privilegio di essere venute lì per salutare delle persone, non degli atleti o dei tecnici.
La sensazione del privilegio di essere stato oggetto di affetto è una cosa grande e nello sport non è sempre detto che succeda… anzi nello sport succede spesso solo se hai vinto…

Tutto sotto controllo.

Qualche ultima pulizia casalinga all’una e mezza di notte, in fondo anche le condizioni in cui si lascia una casa dicono qualcosa di te.
Tutto sotto controllo.

Un pensiero a domani, al viaggio (reale) in auto verso Monza e al viaggio (metaforico) che sta per iniziare…
Tutto sotto controllo.

Poi resta l’ultima cosa da fare: scollegare il cavo del modem…
E ti esplode tutto in mano.

Capisci che sta finendo davvero un altro pezzo di vita. Un viaggio che ti ha emozionato e che ti ha messo di fianco mille viaggiatori che insieme a te non desideravano altro che arrivare in un posto dove nessuno era mai stato prima.
Capisci che stai staccando la tua finestra sul mondo. O almeno questa finestra su questo pezzo di mondo e ti accorgi che quello che vedevi attraverso questi vetri era bellissimo.
Anzi, forse non l’hai mai visto così bello come ora.
Capisci che quando riattaccherai il cavo sarai in un altra città e quelle persone le rivedrai e le rivivrai solo attraverso il monitor del computer.

Salta tutto per aria, così improvvisamente alle 2 di notte.

Senza un preavviso. Come quelle bombe innescate che in qualche film esplodono perché qualcuno ha tagliato il cavo sbagliato.
Tutto per aria.

Pensi a volti, a momenti, a dettegli a cui non avevi mai pensato prima. Pensi a quanto vorresti avere la possibilità di riavvolgere il nastro mentre tutto salta per aria, dentro di te.

Allora decidi che forse quel cavo può aspettare ancora un po’.
Giusto il tempo di scrivere qualcosa, perché pensi che scrivere possa essere la medicina.
Scrivere non di pallavolo. Non di obiettivi raggiunti o mancati. Non di valutazioni. Non di meriti o demeriti.
No.

Scrivere delle radici che non hai più. Scrivere delle emozioni che per nove mesi hai dato e ricevuto in un posto che non è casa tua ma che ti ha fatto sentire a casa tua. Che ti ha regalato, chiedendoti in cambio proprio solo le stesse emozioni, quelle radici senza le quali non si sopravvive.

Penso di essere diventato uno zingaro, davvero. Così è stata la mia vita negli ultimi dieci anni.
E allora mi vengono in mente le parole che Gabriel Garcia Marquez mette in bocca a Melquiades, lo zingaro che visita Macondo, il villaggio fantastico di “Cent’anni di solitudine”, dimostrando alla gente incredula le magie del magnetismo:

“Le cose hanno vita propria, si tratta soltanto di risvegliargli l’anima”

Ora tolgo il cavo. Sono quasi le tre. Fra sei ore parto e nel frattempo devo farmi passare questi occhi lucidi.

Grazie a tutti, proprio a tutti. E’ stato un anno indimenticabile.
Grazie a Margherita, Chicco e Bea: le mie radici. Passo attraverso un altro sogno, il mio primo allenamento con la Nazionale italiana, e fra un po’ arrivo…

Mauro

5 Commenti

  1. Giuseppe

    Dovunque si passi, si lascia una traccia, spesso indelebile. E quel posto lascia un solco, non importa quanto profondo, dentro l’anima.
    Succede… è giusto che succeda.
    E ora avanti, verso il nuovo viaggio. Sarai il condottiero di tutti e non più solo di una “truppa locale”. E tutti, da tempo, non aspettavano altro.
    Good luck man.

  2. Martina

    Grazie a te Mauro, x tutte queste emozioni che ci hai fatto vivere, piene di emozioni1!!! Grazie di tutto Mister!!! E in bocca al lupo a te alla tua famiglia x un futuro pieno di gioie!!!!!
    Ciao e ancora GRAZIE.. Grazie x averci fatto arrivare ad un passo dalla finale, con delle traferte meravigliose, grazie di aver fatto riempire di tifo e cuori biancorossi il palas solo x voi, x non aver mai mollato anche nei momenti di infortuni o cambiamenti mentali.. Non smetterò mai di dirtelo G R A Z I E !!!!

  3. Alberto Pazzaglia

    Grazie Mister qui a Macerata ci hai insegnato a vedere oltre la rete del campo, di la c’è un mondo che grazie ad un filosofo come lei abbiamo imparato ad apprezzare.

  4. Fabrizio Fattori

    Grazie a te Mister per l’insegnamento che ci hai dato e cerca di portare quei valori che tu hia dentro in nazionale.
    GRAZIE DI VERO CUORE, MAURO.

  5. BIANCA

    La frase più bella che mi ha fatto fortemente emozionare:
    “Scrivere delle emozioni che per nove mesi hai dato e ricevuto in un posto che non è casa tua ma che ti ha fatto sentire a casa tua. Che ti ha regalato, chiedendoti in cambio proprio solo le stesse emozioni, quelle radici senza le quali non si sopravvive.”
    Grazie davvero Mauro per tutte le emozioni che ci hai regalato e spero che dalle Marche tu possa portare via qualcosa di bello e qualcosa di buono, qualcosa che ti abbia arricchito soprattutto come persona! GRAZIE e…in bocca al lupo per la nuova avventura!!!

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