Evidenze e necessità

L’ennesimo infortunio di un atleta di primissimo piano, Simone Parodi, patrimonio del suo club e della nostra nazionale, dovrebbe ancora una volta (l’ennesima?) far pensare e riflettere tutti coloro che dirigono e muovono le fila del nostro mondo pallavolistico.

Se Federazione, Lega, rappresentanti dei Club, Cev e Fivb non decideranno di affrontare ad un tavolo comune l’argomento legato ai calendari e allo smisurato numero di partite rispetto al ridottissimo numero di giorni di allenamento a disposizione, il destino e’ quello di continuare a commentare playoff senza atleti che dovrebbero esserne protagonisti assoluti, squadra nazionali che non possono schierare i loro migliori sestetti, partite che offrono uno spettacolo non all’altezza del campionato piu’ bello del mondo a causa di turnover forzati e decisi non dagli allenatori, ma dai calendari.

Il mio club, la Lube Banca Marche Macerata ha disputato dal 24 ottobre 2010 a ieri (ultima giornata di regular season) 40 partite ufficiali in 161 giorni. La media, calcolatore alla mano, e’ di una partita ogni 4,025 giorni. Non entro nel dettaglio del fatto che l’allenamento pre e post-gara e’ particolare, per forza di cose diverso dagli altri. Non entro nel merito del fatto che la meta’ di queste partite sono in trasferta (in Italia o in Europa) il che significa ore e ore di bus o aereoplano e una qualità del riposo massacrata.

Queste sono cose che dobbiamo gestire noi allenatori (e tutto ciò vale per noi, per Cuneo, per Treviso, per Modena, per Trento, per tutte le squadre che arrivano in fondo alle competizioni importanti in Italia come in Europa e che, come naturale che sia, hanno i giocatori migliori che d’estate sono chiamati con le rispettive nazionali a giocare World League, Campionati Europei o Mondiali, Giochi Olimpici)

Non entro neanche nel merito del fatto che le squadre fatichino a trovare una propria identità di gioco, visto che devono farlo praticamente solo giocando. Ma (ovvio) nel momento della partita le richieste di tifosi, dirigenti e anche della propria autostima fanno si che sia difficile sperimentare, provare, concedere qualcosa all’errore, cosa che succede in allenamento.

Questi sono dettagli. Tuttavia emergono delle evidenze e delle necessità.

Le evidenze rientrano nel fatto che il numero di infortuni di origine traumatica e/o di “usura” articolare o tendinea sono in enorme aumento. Le evidenze stanno anche nel fatto che se pure ci si allena (per quanto poco) più di quanto si gioca la stragrande maggioranza degli infortuni avviene durante le partite.

Chissà se qualcuno ci ha pensato… ci si allena quantitativamente di più di quanto si gioca, in allenamento normalmente si lavora su ritmi molto più alti di quello della partita (nella pallavolo maschile la durata media dell’azione di gioco è di circa 7 secondi, contro 15 secondi di riposo, in allenamento si arriva facilmente ha lavorare su azioni di oltre 20 secondi sempre con gli stessi 15 secondi di riposo). Eppure ci si fa male soprattutto in partita.

Perchè?

Ovviamente perchè l’attivazione di un atleta durante la partita non è commensurabile con quella dell’allenamento. Il livello di stress è radicalmente diverso. E se questo sembrerebbe banale negli sport di contatto (un intervento può essere più o meno aggressivo a seconda del momento agonistico) pare EVIDENTE che questo succeda anche nel nostro sport, che di contatto non è.

Ma se le evidenza sono vere, servono delle necessità.

E in cima alla lista delle necessità ci sono i calendari. Penso che gli atleti stessi debbano esserne consapevoli e far sentire la loro voce. Viviamo tutti di questo sport e vorremmo tutti offrire il miglior spettacolo possibile: ai tifosi del club come a quelli delle nazionali, nelle competizioni italiane, europee e mondiali.

Se le evidenze sono evidenti ma le necessità restano nel cassetto, allora si sta mettendo la testa sotto la sabbia.

Un enorme abbraccio a Simone Parodi, con l’augurio più sincero di rivederlo sotto rete il più presto possibile.

 

Mauro

 

 

 

 

14 Commenti

  1. Giuseppe

    Quando lo spettacolo prende il posto dello sport, quando gli interessi sostituiscono la bellezza del gesto tecnico e atletico, i risultati che vengono non possono essere diversi da quelli a cui assistiamo.
    In tanti dicono che è la modernizzazione dello sport. Non credo che i diretti interessati siano molto d’accordo con questa definizione.

    G.

  2. Andrea

    Ma questo non è un problema anche di tutti gli altri sport di alto livello? Come si può ridurre il numero di partite, almeno a livello di club?

    • Mauro

      ci sono alcune soluzioni. ridurre il numero delle squadre nella massima serie credo sia il primo rimedio intelligente. Poi, naturalmente, occorre lavorare sulle formule tanto del campionato italiano quanto di alcune manifestazioni internazionali, quali la World League per esempio. Occorre creare un tavolo comune al quale siedano tutte le parti in causa, che hanno ovviamente ciascuna la propria ragione e logica. Credo anche fortemente che a quel tavolo dovrebbe sedersi l’associazione giocatori, che purtroppo continua a fare fatica a presentarsi come interlocutore vero.

  3. ozlims

    beh, il concetto tante partite di breve durata si sposa molto bene con i palinsesti televisivi; ne consegue che gli atleti fanno pochi allenamenti e tecnicamente non si alza il livello; ne consegue che chi pratica il volley non lo va a vedere perchè tanto ci sono (se non infortunati) solo “giandoni” che tirano forte (attacchi e battute) e non si vedono dei gran colpi.
    liberando un po il calendario, si potrebbe dar sfogo aalla tecnica e magari obbligando a battere piedi a terra tutti avrebbero necessità di migliorare in + gesti tecnici.
    mi piacerebbe che il mitico Mauro mi desse opinione in merito.

    • Mauro

      ciao, purtroppo i palinsesti televisivi non sempre si sposano con la qualita’ del lavoro da fare in palestra…per cio’ che riguarda l’obbligo della battuta piedi a terra, credo sia un po’ anacronistica e inoltre non farebbe che favorire ulteriormente l’attacco (avversario). Non credo porterebbe piu’ spettacolo.

  4. Luca A.

    ciao mauro,
    innanzitutto complimenti: “tifo” per te da anni, dalla tua scalata alle vette europee con la finlandia.
    Spero che anche nella nostra nazionale si crei quel clima “ogni impresa è fattibile”.

    Detto ciò, una domanda sulle convocazioni. Partendo dal presupposto che savani e parodi (purtroppo infortunato) sono i nostri migliori talenti in banda (incrociando le dita anche su martino): ma juantorena, fenomenale giocatore in ogni fondamentale, non è convocabile? A mio avviso ci farebbe fare un bel salto di qualità, ed anche lui -come costagrande- potrebbe aver voglia di vestire l’azzurro.

    Luca

    • Mauro

      Juantorena al momento attuale non e’ convocabile per ragioni di passaporto. Quando e se lo sara’ ovviamente potra’ esprimersi sul suo desiderio di vestire l’azzurro.

  5. Antonio

    Evidenze e necessità,
    si esattamente così, riflettevo ancora una volta su queste due parole, e per deformazione, oltre alle giustissime prospettive di analisi inerenti lo show business di cui sopra, mi pare opportuno porre l’accento su di un altro aspetto a mio avviso focale: in Italia ancora oggi vi è una cecità assoluta a livello dirigenziale in merito agli aspetti psicologici.
    Vi è una incapacità assoluta di contemplare e intuire la centralità di avere nello staff, stabilmente, il supporto di figure preparate rispetto alla psicologia dello sport.
    I dati di cui sopra evidenziati da Mauro fanno emergere chiaramente che in allenamento il lavoro è certamente situazionale e che ha un’intensità maggiore rispetto alla gara, ma nonstante ciò durante le partite vi sono infortuni ripetuti e invasivi.
    Si può, dunque, intuire che vi sia “presumibilmente” una certa incidenza dei fattori mentali dato che ovviamente vengono a mutare drasticamente tra allenamento e gara le condizioni psicofisiche.
    La vera prevenzione oggi non può essere portata avanti solo in chiave fisico/atletica, non può essere centrata su i soli aspetti biomeccanici, ma deve essere vista e gestita un’ottica “INTEGRATA”.
    Il primo congresso internazionale di psicologia dello sport fu in Italia (a Roma) per volere di un italiano, la prima società internazionale di psicologia dello sport è nata sempre a Roma e sempre per volontà di questa stessa persona, ma come accade spesso nello stivale, restiamo drammaticamente indietro rispetto ad altre realtà.

  6. Stefano

    Un allenatore di Nazionale che risponde ai commenti sul proprio blog?
    Quasi impensabile finchè non ho letto questo post.
    Mauro a mio parere, oltre ad essere un gran allenatore (i risultati finora sono lì a dimostrarlo) è una gran persona.
    Quindi direi “Forza Mauro”!

  7. Scusa ozlims, che senso ha rivedere gli schemi di attacco????? Vuoi obbligare l’alzatore a scegliere solo alcune uscite????

    • ozlims

      ri-vedere = tornare a vedere.
      da quel che vedo si attacca in schema molto poco, per me il palleggiatore ora ha una limitata possibilità di variazione del gioco, per me ne gioverebbe molto il gioco e sarebbe molto + complesso prevedere le modalità d’attacco di una squadra.

  8. Complimenti Mauro!!!!! Questo si che vuol dire dialogare con i tifosi, anziché girare protetti da guardie del corpo in auto blindate, guadagnando milioni di euro all’anno, facendo meno di quello che fai tu!!!!!!!, oltre a rivedere la pallavolo bisognerebbe RIVOLUZIONARE il calcio!!!!!
    Forza Mauro( anche se tifo Giuliani ti apprezzo molto…….)

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