Dipendenze e indipendenza (di pensiero)

Martedì sera, al termine dell’allenamento, siamo stati invitati a cena (squadra e staff al gran completo) dalla Cooperativa Sociale Pars, nella meravigliosa struttura del Villaggio San Michele, a Corridonia. Qui, insomma: www.pars.it

In estrema sintesi quattro famiglie, qualche anno fa, hanno deciso di lasciare tutto ciò che avevano, decidendo di vivere in comunità. Sembra un discorso da anni ’70, ma in realtà questo decisione di mettere in pratica un’utopia ha generato un meraviglioso luogo di accoglienza verso ragazzi e ragazzi vittime di dipendenze o con problemi psicologici importanti.

La comunità li accoglie e li spinge a dare ordine alla loro vita attraverso il lavoro, la musica, la condivisione del tempo. Guardando la proiezione del video che raccontava storie di ragazzi e ragazze ospiti della struttura mi chiedevo: “ma perchè ci hanno invitato qui, stasera?”

E’ normale che agli atleti si chieda di essere esemplari, modelli di perfezione. Credo sia una specie di “side-effect” della nostra vita privilegiata. Proprio per questo motivo è assolutamente necessario contaminarsi con il mondo vero. Quello fuori dalla nostra palestra, dai nostri hotel e dai nostri bus granturismo. Quello dove per fare una risonanza magnetica servono tre mesi di attesa, quello dove  la forza di volontà è un esercizio quotidiano e non una richiesta dell’allenatore.

Abbiamo cenato con delle ragazzi e delle ragazze alle prese con il percorso necessario per uscire da una dipendenza: serve volontà allo stato puro. Non so se nelle intenzioni degli organizzatori della serata noi dovevamo essere il modello. E’ bello vedere le cose capovolgersi inaspettatamente e ricevere una lezione esemplare di esercizio della volontà che è quella cosa che si narcotizza quando, al contrario, si incomincia a cedere alle tentazioni della propria zona di comfort.

E’ allora che serve LA VOGLIA:


 

Buona serata,

Mauro

1 commento

  1. Giuseppe

    è quando si tocca il fondo, o quando ci si è vicini che la voglia di non stare lì ti permette di risalire. spesso ce ne dimentichiamo, ma chi ha un po’ di memoria, riesce a spostare il limite di risalita sempre più in alto.
    G.

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